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DINO BARAGGIOLI DI ARTPLAST
Nella provincia pavese esiste una case history unica in termini di trend di crescita. Si chiama ArtPlast ed è un'azienda che con le sue tre unità produttive può vantare un fatturato ormai vicino ai 10 milioni di euro e soprattutto una crescita dal 2000 a oggi pari al 273%.
La ArtPlast è il gioiello della famiglia Baraggioli ed è un classico esempio di come la piccola-media impresa italiana possa essere competitiva e vincente anche sui mercati più difficili. Il catalogo della ArtPlast, che contiene la bellezza di 350 articoli, è completo in tutte le referenze più tipiche del mercato dello storage: scaffali, contenitori, valigette portautensili, scarpiere e molto altro. Il materiale principe è la plastica tranne che per la linea Aledan di mobili in metallo sostanzialmente orientata al mercato professionale (industrie e artigiani). Fondatore e presidente della ArtPlast, dal 1981, è Dino Baraggioli.
"Tutti i prodotti compresi nel nostro catalogo - sottolinea Dino Baraggioli - sono studiati, progettati e realizzati all'interno di ArtPlast. E' una scelta che ci consente di avere il massimo controllo di ogni fase produttiva riuscendo così a raggiungere il duplice obbiettivo del massimo contenimento dei costi a fronte della migliore qualità."
In un momento difficile come quello che sta vivendo la nostra economia, con un ormai assodato calo dei consumi e i costi di produzione (energia, petrolio, materie prime, ecc.) in costante crescita, come è possibile avere trend di crescita come i vostri?
Credo non ci sia un unico motivo, è un insieme di scelte che sono state premiate dal mercato. E' proprio nei momenti difficili per l'economia delle famiglie che bisogna porre la massima attenzione al prodotto che si offre e al costo che si propone. Se si riesce a mantenere un livello di qualità assoluta, ma soprattutto percepita, ad un costo ritenuto basso o quantomeno equo, ecco che il consumatore nelle sue scelte tende a privilegiare il tuo prodotto e il tuo marchio su altri.
Di solito alta qualità e basso costo non sono due concetti che riescono a convivere. Voi pensate di riuscirci?
I fatti mi fanno rispondere affermativamente. Innanzitutto gli aggettivi alto e basso non sono perfettamente esatti: quello a cui noi tendiamo è il miglior equilibrio tra qualità e prezzo, avendo sempre una particolare attenzione a ciò che percepisce il nostro cliente che, in primo luogo è il buyer e, successivamente, ovviamente il consumatore. Per raggiungere questo obbiettivo abbiamo scelto di tutelare la qualità dei prodotti, dei materiali e degli accessori (le cerniere che chiudono le nostre antine sono tutte in metallo) a fronte, per esempio, di rinunciare ad una struttura commerciale pesante e convenzionale. ArtPlast non ha un direttore commerciale o una rete di agenti e questa scelta porta ad una prima fonte di notevole risparmio che va a beneficio del prezzo del prodotto. Inoltre noi lavoriamo molto e costantemente per il miglioramento delle tecnologie di produzione: abbiamo sperimentato con successo l'uso di stampi a doppia cavità; abbiamo investito in macchine moderne, efficienti e italiane, in modo da avere un'assistenza garantita e tempestiva, il che significa non interrompere mai la produzione; ma stiamo anche studiando una nuova formula che prevede la miscela di plastica e legno per la produzione delle nostre piastrelle da esterno e quando ci riusciremo avremo un beneficio in termini di costo e il nostro cliente avrà un conseguente beneficio in termini di prezzo del prodotto. Sono solo esempi che però credo spieghino bene qual è la nostra strategia di approccio al mercato.
Grande distribuzione specializzata e mercati esteri nel fatturato ArtPlast
In termini commerciali queste vostre scelte vengono riconosciute dai vostri clienti, fondamentalmente i buyer della Gds?
Certamente. Naturalmente la ricerca del miglior rapporto qualità-prezzo non basta. Occorre anche avere una gamma di prodotti ampia e profonda, in modo da consentire ai buyer di risolvere le loro esigenze di offerta e a noi di sviluppare i giusti volumi di vendita. Nel nostro settore l'azienda monoprodotto oggi è molto difficile da affermare sul mercato. Bisogna sempre proporre prodotti nuovi e competitivi.
Chi sono i vostri clienti?
Il 60% del nostro fatturato è sviluppato con la grande distribuzione, il 30% proviene dai mercati esteri e il 10% dalla distribuzione tradizionale. All'estero abbiamo distributori che operano su vari livelli di mercato: la Gds, l'industria e le società di vendita per corrispondenza. Inoltre riusciamo a fare promozioni molto importanti con catene come Brico Depot, Bauhaus, Mr.Bricolage e molte altre. Per quanto riguarda la distribuzione tradizionale, proprio perché non abbiamo una rete di agenti siamo molto selettivi: esistono però delle realtà indipendenti nel mercato italiano della ferramenta che negli anni sono cresciute a livelli davvero importanti.
Si è parlato di "qualità percepita" però in prodotti come un mobile, una scarpiera o un contenitore in plastica la percezione della qualità si può avere solo toccando il prodotto. Come riuscite a risolvere questo problema?
Per i nostri prodotti limitarsi a lavorare sul packaging non basta. In effetti solo toccando un nostro mobiletto si capisce la sua solidità, si avverte lo spessore della plastica, si notano le finiture e la cura degli accessori. Per poter raggiungere questo obbiettivo andiamo a visitare i buyer della Gds nostri clienti con un apposito furgone che contiene tutti i prodotti più importanti. E' in questo modo che facciamo toccare i nostri prodotti prima di acquistarli. Devo anche dire che gli anni di collaborazione e le ottime relazioni che sono maturate con tutti i buyer della Gds ci facilitano molto il lavoro. Per esempio, quando pensiamo ad un nuovo prodotto ne parliamo sempre con loro, raccogliamo i loro suggerimenti e attingiamo dalle loro importanti esperienze con il consumatore.
E per il consumatore?
Vale lo stesso discorso. Infatti noi siamo spesso presenti nelle corsie con i nostri prodotti. Quando il consumatore ha la possibilità di toccarli le vendite immediatamente si alzano notevolmente.
Il dovere di una produzione sostenibile
Restando per un momento ancora sui consumatori. Oggi è sempre crescente una sensibilità verso la tutela ambientale e il prodotto naturale, senza contare il tema dei rifiuti e della raccolta differenziata. La plastica, in quanto materiale, non ha una grande immagine in questo senso. Dal suo punto di osservazione ci sono effetti sul mercato dello storage a causa di questa crescente sensibilità ambientale?
Questo è un discorso che mi sta molto a cuore. Francamente me lo auguro che la sensibilità verso la tutela e la conservazione dell'ambiente sia cresciuta e che cresca sempre di più. E' un impegno che tutti ci dobbiamo prendere per rispetto ai nostri figli e i nostri nipoti. Per quanto mi riguarda ormai da anni nei prodotti di ArtPlast non c'è presenza di cadmio, lo stesso che ha creato quel disastro nei giocattoli Mattel fabbricati in Cina. Allo stesso modo dico con orgoglio che il 50% della plastica che usiamo per la fabbricazione dei nostri prodotti è riciclata. Inoltre mettiamo anche una grande attenzione al ciclo dei nostri rifiuti collaborando con società di recupero e riciclaggio in modo da creare quel circolo virtuoso che trasforma il rifiuto in una risorsa e non in un problema.
Quella quota del 50% di plastica riciclata avete intenzione di elevarlo?
Sicuramente. Il problema è nel perfezionamento delle tecnologie del riciclaggio che, attualmente non riescono ancora a fornire un prodotto perfettamente raffinato. Questo comporta il fatto che in alcune macchine con ugelli a gestione elettronica non è possibile usare plastica riciclata perché, la seppur ridottissima presenza di scorie ne limita il funzionamento.
Questo uso di materia prima riciclata, piuttosto che l'assenza di cadmio, sono riconosciuti come un valore dal mercato?
In primo luogo ritengo che l'assenza di cadmio non sia un valore ma un dovere. Per quanto riguarda invece l'uso di plastica riciclata devo dire che non sempre viene interpretato nel modo giusto. A volte si identifica un prodotto fabbricato con materiale riciclato come di basso prezzo, ma non è così. Devo però aggiungere che la cultura del riciclato sta crescendo molto rapidamente: oggi esistono già alcune grandi catene che per esempio non acquistano più prodotti in PVC, proprio perché è un materiale non riciclabile. Probabilmente anche noi industrie, e in particolare noi di ArtPlast, dovremmo fare molto di più per comunicare il valore civico di utilizzare plastica riciclata per le nostre produzioni.