GUNTHER WISTHALER DI PIRCHER OBERLAND
GUNTHER WISTHALER DI PIRCHER OBERLAND


Il momento che stiamo attraversando è certamente difficile. Gli argomenti all’ordine del giorno sono ormai da qualche mese la crisi finanziaria, il calo dei consumi e le conseguenze che questi fenomeni portano all’economia del Paese. Naturalmente anche il comparto del bricolage non è esente da queste preoccupazioni, anche se, logica vorrebbe che in un momento di massima attenzione alla spesa da parte delle persone, il bricolage fosse scelto in maniera più ricorrente rispetto al passato in quanto consente un notevole risparmio rispetto alla chiamata di un artigiano. D’altro canto, se l’acquisto di una nuova vettura o di un nuovo computer sono spesso procrastinabili, lo stesso non si può dire per gran parte di quei lavori di riparazione e manutenzione della casa, bene peraltro ormai fondamentale che ha assunto il ruolo di status symbol per molti italiani.

Al di là di queste considerazioni generali esiste poi la realtà quotidiana che oggi è fatta di preoccupazione da parte delle aziende produttrici che, da un lato sono pressate da un sistema bancario che non sta aiutando le imprese ad attraversare questo momento di crisi, e dall’altro dai clienti che sempre più spesso chiedono spostamenti nei pagamenti accumulando a volte ritardi difficili da gestire. Di tutte queste problematiche e di altre ancora abbiamo parlato con Günther Wisthaler, presidente della Pircher Oberland, azienda storica nel mondo del legno per il fai da te.

“A onor del vero per quanto riguarda le linee bricolage della Pircher – spiega Günther Wisthaler – non abbiamo subito per il momento alcun calo, anzi stiamo registrando un tasso di crescita che sono convinto sia frutto degli ultimi due o tre anni di duro lavoro che abbiamo sviluppato sui prodotti, sulla qualità, sulla ecocompatibilità e sullo studio della migliore comunicazione nel punto di vendita. Abbiamo una certa preoccupazione per quel che riguarda le linee giardino. La stagione non è ancora iniziata, il clima è ancora freddo (l’intervista è stata realizzata ai primi di marzo – n.d.r.) e il prestagionale è stato all’insegna della prudenza. Abbiamo un discreto livello di ordini in casa, ma al momento nessuno vuole le consegne.”

Se nel bricolage avete addirittura registrato una crescita, significa che la crisi non è reale oppure che voi siete particolarmente bravi?
Diciamo che i mercato sta premiando il nostro lavoro e le nostre scelte. La crisi c’è eccome e da crisi finanziaria si è gradualmente trasformata in una crisi dei consumi. Per questo motivo oggi il cliente finale acquista solo quello che realmente gli serve e siccome è molto attento a non spendere male i propri soldi è particolarmente attento al prodotto. Il prezzo basso non è più un valore in sé, quello che viene ricercato è il migliore rapporto qualità-prezzo: la gente vuole prodotti funzionali, efficienti, robusti e che durino nel tempo. Queste sono le caratteristiche che sottendono al risparmio, non più il prezzo basso e basta. E’ evidente che questa postura dei consumatori premia aziende come la nostra che hanno investito tanto nei valori: qualità, ecocompatibilità, design.

Eppure se ci guardiamo in giro la comunicazione di gran parte delle insegne della grande distribuzione sono tutte orientate alla promozione del prezzo basso e dello sconto. Sbagliano?
Personalmente non condivido questa corsa allo sconto perché se il consumo non c’è e un consumatore ha deciso di non acquistare quel determinato prodotto, puoi abbassare il prezzo quanto vuoi ma lui non lo comprerà. Credo che la crisi possa trasformarsi in un’opportunità se si riesce ad introdurre un cambio di mentalità. Dobbiamo tutti cercare di offrire il prodotto giusto al giusto prezzo. Dobbiamo fare una pausa di riflessione e abbandonare per un anno o due la frenetica corsa all’aumento del fatturato per concentrarci nel miglioramento dei servizi e del livello di soddisfazione del cliente.

Ritiene che anche i buyer della grande distribuzione del bricolage la pensino in questo modo?
Non ancora del tutto, però, pur se a fronte di grande fatica e di un lungo lavoro, noi siamo riusciti a costruire con alcune insegne un rapporto nuovo e molto soddisfacente. Abbiamo cominciato a inserire nei punti di vendita prodotti nuovi e nuovi lay out. C’è ancora molto da lavorare ma la sensibilità c’è e comincia ad essere diffusa.

Possiamo fare qualche esempio?
Stiamo lavorando molto bene con alcune insegne e con altre abbiamo iniziato a lavorare su programmi molto interessanti. In queste realtà, nonostante la crisi, il segno è decisamente positivo. Questo mi induce a pensare che dobbiamo sfruttare questo momento di crisi per preparare al meglio il futuro. Una volta passata la bufera il mercato non sarà più lo stesso di ieri: una parte di aziende che stanno affrontando questo momento difficile su gambe instabili probabilmente spariranno e questa non potrà che essere una grande opportunità per chi riuscirà a sopravvivere.

Allude alle aziende della produzione o anche a quelle della distribuzione?
A entrambe. Esiste una fascia importante di imprenditori della distribuzione tradizionale e indipendente che per tanti anni hanno vissuto molto bene, grazie a utili significativi che però non venivano mai reinvestiti nell’azienda. Tutti questi sono quelli che oggi stanno soffrendo di più e che rischiano la chiusura. Anche nella grande distribuzione sono convinto che qualcosa succederà perché non tutti hanno fondamenta solide e chi non le ha o riuscirà a rifinanziarsi oppure ci farà assistere in un prossimo futuro ad una serie di accorpamenti, cessioni e fusioni tra insegne. Non saprei in questo momento dire cosa, ma sono convinto che qualcosa succederà.

Il problema dello spostamento dei pagamenti da parte della distribuzione è reale?
Il dato certo è che il settore bancario non sta dando una mano all’economia, tutt’altro. La riduzione dei castelletti e la chiusura di pratiche di credito hanno portato i commercianti a passare dal credito bancario a quello commerciale. Il problema è che anche le aziende produttrici soffrono di questa disattenzione da parte delle banche e ovviamente fanno fatica a far fronte alle richieste di spostamento dei pagamenti provenienti dalla distribuzione. In più bisogna anche rilevare che alcune imprese distributive stanno ormai speculando sulla situazione e richiedono slittamenti nei pagamenti anche se non ne hanno realmente bisogno. Se ne parla da tanti anni, ma oggi più che mai credo che la produzione e la distribuzione debbano essere partner per affrontare e risolvere insieme i problemi derivanti da questa crisi.

Chiudiamo questa intervista con una nota di pessimismo o di ottimismo?
Personalmente sono profondamente ottimista. A fronte di una situazione difficile sto vedendo punti di vendita che stanno lavorando benissimo e imprenditori che stanno sviluppando riflessioni nuove e importanti rispetto all’approccio al mercato. Oggi e ancor più domani il consumatore vuole valori quali la qualità, l’ecosostenibilità, l’ecocompatibilità, il design, l’anticipazione delle tendenze. Bisogna uscire dalla logica del prezzo basso e impegnarsi nella soddisfazione del cliente. La gente oggi è sensibile ai valori ambientali, a quelli della casa e della famiglia; far finta che tutto ciò non esiste è un suicidio commerciale. Dobbiamo lavorare in questo senso e soprattutto dobbiamo comunicarlo con grande chiarezza ai consumatori. E’ una strada che noi già percorriamo da qualche anno e che, insieme alle imprese della distribuzione più sensibili e moderne, abbiamo sperimentato con grande successo e soddisfazione per tutti: noi, loro ma soprattutto i consumatori.


Aprile 2009