Qualche anno fa pochi esperti avrebbero scommesso su marca privata e discount. Eppure, nonostante il fenomeno "marca privata" sia in ritardo rispetto ai progressi fatti nel resto d'Europa, si deve riconoscere all'Italia un impegno costante che ha avuto come risultati un trend di crescita positivo negli ultimi 5 anni, che a partire dal 2005 ha visto crescere mediamente la quota della marca privata di un punto percentuale all'anno.
Nei primi sei mesi del 2008, secondo una ricerca ACNielsen Europe, la quota delle private label in Italia è del 14,6%, una crescita da vedere anche come risposta alla crisi dei consumi. Non va sottovalutato il lavoro fatto dai retailer d'Europa nel segmentare le proprie private label in "premium", "primo prezzo", "core" e "altre" (linee bio, regionali, kid).
In Italia le private label segmentate valgono il 12,8% del totale marca privata. Nell'anno terminante a giugno 2008, sono stati i segmenti di alta gamma e primo prezzo a rafforzare la loro quota sul totale private label. Su base annua i supermercati (400-2499 mq) si riconfermano il canale dove la marca privata guadagna la quota più significativa (14,6%), sostenuta da un trend del +12,2%.
In tutti i canali si rilevano crescite positive superiori al 9%, sebbene da segnalare come il canale più dinamico sia quello degli ipermercati (+13,4%): in passato tempio dei prodotti di marca, sostenuti da multipack, promozioni e comunicazione instore, visual merchandiser e hostess, oggi sfrutta il segno distintivo dello spazio anche a favore dell'esposizione di prodotti a marchio sempre più segmentati (si pensi al lavoro delle private label nel tessile, nei prodotti per la casa, nei prodotti regionali italiani).
Alla private label possiamo riconoscere la duplice funzione di offrire ai consumatori sempre più attenti al caro vita un carrello di prodotti più convenienti con un buon livello qualitativo, e contemporaneamente aiutare i retailer a recuperare margini importanti.