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Quante volte abbiamo visto un enorme striscione appeso all’esterno annunciare l’apertura domenicale di un centro commerciale? Per gli ipermercati, le aperture festive sono un modo per far ‘girare la macchina’ un giorno in più, ammortizzando i costi fissi. Ma sono un’opportunità anche per le insegne bricolage?
Facciamo un passo indietro. Nel 1998, la cosidetta legge Bersani (d. lgs. 114/98) fissava in massimo otto domeniche durante l’anno le aperture straordinarie, oltre a dicembre, e demandava ai comuni la loro individuazione. Il recepimento di questa parte del provvedimento nelle varie legislazioni regionali non suscitò molti problemi, come invece successe per altre parti della legge, sopratutto quelle riguardanti l’abolizione dei criteri quantitativi per le nuove aperture.
La facoltà di derogare al limite delle otto domeniche era un privilegio lasciato solo alle città d’arte e ai comuni riconosciuti come "a economia prevalentemente turistica". Una possibilità, questa, che ha sovente portato ad abusi, perché bastava essere inseriti nella lista dei comuni turistici per avere mano libera. Si è giunti al paradosso di considerare Assago, in provincia di Milano, comune turistico perché ha il Forum, un palazzetto dello sport dove si organizzano anche eventi, piccole manifestazioni fieristiche e concerti.
Il passaggio alle
Regioni e il caso della Lombardia
Nel 2001 subentra la modifica del Titolo V della
Costituzione, che attribuisce alle Regioni competenza legislativa esclusiva per
quanto riguarda le materie attinenti al commercio. Da questo momento la
disciplina delle aperture domenicali passa alle amministrazioni regionali. Ogni
Regione ha quindi provveduto negli anni seguenti a regolamentare la materia
(dove non è stato fatto è ancora in vigore la vecchia normativa).
Ultima in ordine di tempo la Lombardia, che alla fine del 2007 ha approvato la legge regionale n. 30 in materia di orari del commercio, un provvedimento per molti aspetti innovativo, entrato in vigore nel maggio di quest’anno: viene consentita la libera apertura nella prima domenica di ogni mese, più l’ultima di maggio, agosto e novembre. I comuni inoltre possono individuare altre tre domeniche all’anno di apertura. Ulteriori deroghe sono concesse ai capoluoghi di provincia, che possono individuare altre 10 domeniche di apertura, previo accordo con le associazioni di categoria. Viene infine dimezzato il numero di comuni turistici.
Ma la parte veramente innovativa della legge lombarda è quella che prevede libertà di apertura domenicale per tutti i negozi con una superficie di vendita inferiore ai 250 mq: in pratica, i piccoli negozi possono tenere aperto sempre, con l’unico obbligo della mezza giornata di chiusura infrasettimanale e del rispetto delle tredici ore giornaliere. Una possibilità che in questa prima fase sembra sfruttata solo dai negozi ubicati nei centri storici delle grandi città.
…E le insegne del
bricolage?
Ma torniamo alla domanda iniziale. Quante insegne brico
sfruttano la possibilità di apertura domenicale? A spulciare i dati resi noti
dal sito web ApertoDomenica.com, che indica le aperture domenicali di gdo e gds
in tutta Italia, sembrano un discreto numero, ma non tantissime. Come per la
gdo, nel caso del brico sono le catene che hanno punti vendita con metrature
maggiori a ricorrere più spesso alle aperture straordinarie, in particolare
Castorama e Obi.
Anche Leroy Merlin e Brico Center sfruttano questa possibilità, ma meno. Naturalmente gioca anche la concentrazione territoriale in zone – come per esempio il Piemonte e oggi la Lombardia – dove è in vigore una regolamentazione più permissiva. Regioni come il Veneto e l’Emilia Romagna sono invece tra le più rigide nell’escludere la possibilità di apertura. Pesano le due tradizioni più critiche verso le aperture alla domenica: quella cattolica in Veneto e quella sindacale in Emilia Romagna.
Un altro aspetto interessante, e per certi versi paradossale, della disciplina delle aperture domenicali è quella riguardante i negozi di mobili e arredamento. Tradizionalmente questi punti vendita sono esclusi dall’applicazione della normativa sulle aperture straordinarie e le nuove legislazioni regionali confermano questa impostazione. Se l’esclusione poteva spiegarsi una volta, quando questo tipo di punti vendita aveva dimensioni più contenute, oggi che il panorama è dominato da operatori del calibro di Ikea, Emmelunga o MondoConvenienza il trattamento di favore appare ingiustificato. In particolare l’operatore svedese ha sempre sfruttato completamente la possibilità di apertura la domenica.
Questa deroga ha effetti anche sull’universo brico: un operatore come Grancasa può tenere aperto il Salone del mobile, ma deve chiudere il reparto brico vero e proprio, con relativa entrata. Questo della "doppia entrata" potrebbe diventare un escamotage anche per altri tipi di negozi, soprattutto in regioni come la Lombardia che fanno dipendere la possibilità di aprire la domenica dalla metratura del punto vendita: se da uno store di 500 mq ne faccio due da 250, differenziandoli funzionalmente quanto basta, in quale regime rientro? Per le superfici già esistenti sarebbe difficile, per considerazioni legate alla classificazione catastale e urbanistica dell’immobile, ma per quelli di nuova costruzione ci si può pensare…
Commercio, 20 Italie
diverse
Le varie discipline regionali sul commercio e sugli orari
degli esercizi commerciali oggi in vigore sono il risultato delle leggi di
recepimento del decreto Bersani (d. lgs. 114/98), approvate per la maggior
parte tra 1998 e 2002, e dell’approvazione dei codici del commercio, frutto della
competenza esclusiva assegnata alle Regioni dalla riforma del Titolo V della
Costituzione su varie materie: programmazione commerciale e urbanistica, orari
di apertura degli esercizi di vendita al dettaglio, disciplina delle vendite
straordinarie.
Il panorama delle normative regionali in materia di commercio risulta così quanto mai variegato, suscitando non poche perplessità da parte di FederDistribuzione, da un lato, che ha pubblicato l’anno scorso un Rapporto molto critico verso il "mosaico" delle varie discipline regionali, e della commissione Antitrust dall’altro, per i pesanti effetti sulla concorrenza che alcune discipline adottate comportano.
Tra gli ultimi codici di commercio approvati c’è quello della Liguria (legge regionale 1/2007), ma anche altre Regioni lo hanno approvato: Puglia (l.r. 11/2003), Sardegna (l.r. 5/2006, modificata dalla l.r. 17/2006), Umbria (l.r. 26/2005), Abruzzo (l.r. 25/2006), Friuli Venezia Giulia (l.r. 29/2005), Emilia Romagna (l.r. 6/2007), Toscana (l.r. 28/2005), Marche (l.r. 9/2005). In altre regioni, come il Lazio, si è in attesa di una nuova disciplina del commercio.
Fanno da riferimento per gli orari di apertura le seguenti leggi: la recente l.r. 30/2007 in Lombardia, entrata in vigore all’inizio di maggio, la l.r. 33/1999 nel Lazio (in via di superamento), la l.r. 1/2000 in Campania, la l.r. 17/1999 in Calabria, la l.r. 19/1999 in Basilicata, la l.r. 62/1999 in Veneto, la l.r. 28/1999 in Piemonte (tra le più permissive). In Valle d'Aosta la l.r. 12/1999 di recepimento del decreto Bersani è stata modificata dalla l.r. 6/2001 di riforma dell'organizzazione turistica regionale.