LA CRISI STIMOLA I FURTICheckpoint Systems, leader globale per il controllo delle differenze inventariali, ha presentato, lo scorso novembre, i dati 2009 del consueto “
Barometro Mondiale dei Furti nel Retail”, l’indagine sul numero e la tipologia di furti commessi all’interno dei punti vendita e della grande distribuzione, condotta dal
Centre for Retail Research e patrocinata dalla stessa Checkpoint Systems. La
terza edizione della ricerca ha evidenziato che il livello di furti in questo settore ha raggiunto globalmente una cifra che poco si discosta dagli
84,165 miliardi di
euro nel
2009, traducendosi in un
incremento significativo pari al
5,9% rispetto allo scorso anno. Si tratta dell’aumento più significativo di differenze inventariali mai registrato a partire dalla nascita di questo studio (2001).
In Italia l’incremento più altoIn Italia, la percentuale di
differenze inventariali è stata pari all’
1,36% rispetto al fatturato del retail, con un incremento del 6,2% rispetto agli stessi dati del 2008. I
furti sono costati ai
retailer italiani ben
3.8 miliardi di
euro. È interessante notare come l’Italia registri l’
incremento più forte tra i Paesi dell’Europa occidentale: a precedere il nostro Paese nella classifica europea ci sono infatti solo Slovacchia (+9,8 %), le Repubbliche Baltiche - Lettonia, Estonia, Lituania (+6,7%), Repubblica Ceca (+6.5%), e Turchia (+6.4%).
“I retailer attribuiscono le cause di almeno un terzo di tale incremento alla
recessione economica”, ha affermato il
professor Joshua Bamfield,
direttore del
Centro di Ricerca per il Retail ed autore dello studio. Ed è stata proprio la recessione che ha colpito tutti i comparti della grande distribuzione ad aver generato un incremento dei furti tra i retailer italiani: lo studio del 2009 ha chiesto agli operatori se avessero riscontrato rispetto all’anno precedente un aumento significativo nei furti, tentati o riusciti, da parte di taccheggiatori e dipendenti disonesti. Nella classifica mondiale, l’
Italia appare al
primo posto nella percentuale di
retailer che
dichiarano di aver subito un
incremento dei
furti dovuto alla crisi (54,2%), seguita poi da Sud Africa (52,6%) e Stati Uniti (51,7%). Solo Singapore e Austria hanno ridotto le differenze inventariali.
“Un aumento dei tentativi di furto non porta necessariamente ad un aumento delle differenze inventariali” - spiega
Salvador Cañones,
country manager di
Checkpoint Systems per l’
Italia -. Avere delle strategie di prevenzione dei furti che funzionano significa riuscire a fermare più taccheggiatori o a vanificare i loro tentativi, e la protezione sistematica dei prodotti ad alto rischio può ridurre le perdite.”
Cosa si ruba?Per ciò che concerne le linee di prodotti maggiormente rubati, a livello globale le cifre più elevate sono state rilevate nel
settore abbigliamento e
capi firmati/accessori (1,84%) e nel settore
cosmetici/profumi/prodotti per la bellezza/farmacia (1,77%). L’Italia rispecchia le tendenze globali, con alcune specificità proprie del
nostro Paese: nella classifica dei dieci prodotti maggiormente rubati, troviamo al primo posto gli
alimentari “freschi” come carne, pesce, salumi e latticini, seguiti poi dagli
articoli per la cura e l’igiene del corpo – cosmetici, profumi, ma anche pasta per dentiere e collutori – e da
vini e superalcolici. I capi di abbigliamento si posizionano al quinto posto, salendo di ben due posizioni rispetto alla classifica italiana dello scorso anno. Per quanto riguarda invece i prodotti che hanno subito gli incrementi più significativi nei furti, quest’anno si registra un
+17,8% per
pile e
batterie ricaricabili, un aumento del 14,3% nei prodotti per la cura del corpo – sia maschile che femminile – seguiti poi da alimentari freschi (+ 10%), alcolici (+ 7,2%) e
piccoli elettrodomestici ed
articoli per il fai da te, che hanno registrato l’incremento del + 6,5%. “Gli articoli che attirano maggiormente l’attenzione dei taccheggiatori sono spesso di
ridotte dimensioni e quindi,
semplici da nascondere,
costosi e, possibilmente,
di marca – spiega Salvador Cañones, Country Manager di Checkpoint Systems Italia – “Si tratta ovvero di articoli che risultano facilmente rivendibili sul mercato nero, in quanto richiesti dalla maggior parte della popolazione, nonostante il periodo di crisi”.
In aumento i furti da “fame”Andando ad analizzare quali sono le
fonti delle differenze inventariali, si scopre che in
Italia i
furti commessi
da parte dei clienti rappresentano la
causa principale: sono infatti il
50,8% i taccheggi ad opera di bande organizzate o ladri per così dire “amatoriali”, individui cioè che non hanno mai commesso furti in passato ma che in questo momento di recessione trovano nel taccheggio la risposta – seppur sbagliata – alle proprie difficoltà economiche.
“Proprio quest’anno – ha dichiarato Cañones - sono
aumentati i
cosiddetti f
urti da “fame” legati a
beni di prima necessità”. Rispetto alla media europea, che si attesta sui 47,5%, il nostro Paese registra un livello maggiore di perdite da parte dei clienti pari a 3,3 punti percentuali. I
dipendenti disonesti costituiscono la
seconda maggiore
causa, con il
30,9% del totale; le
frodi da parte di
fornitori/ produttori e i furti nelle consegne sono stati stimati pari al
6,1% delle perdite, mentre il
12,2% delle differenze inventariali è da attribuire ad
errori interni.“Dell’aumento del crimine nel retail pagano le spese i
consumatori onesti, costretti a sopportare annualmente una sorta di “
tassa invisibile” che ricade sull’acquisto dei prodotti pari a
190 euro per
nucleo familiare – spiega il professor
Sandro Castaldo,
Chairman Marketing Dept. della
SDA Bocconi ed esperto di Retailing, che continua affermando – “Di questo i retailer devono tenere conto, non cedendo alla tentazione, naturale in questo momento di crisi, di ridurre gli investimenti in innovazione, ma considerando anzi l’attività di gestione delle differenze inventariali come elemento strategico per il successo e la crescita dell’azienda”.
L’
aumento delle
differenze inventariali è infatti anche
strettamente legato alla
riduzione degli
investimenti in
loss prevention. A livello globale, l’investimento in sicurezza registrato nel 2009 è stato pari ad una media dello 0,31% del fatturato retail, mentre in Italia gli investimenti ammontano allo 0,33%, con un calo di 3 punti percentuali rispetto al 2008. “Sebbene ci sia stato un generale calo degli investimenti in loss prevention - spiega Sandro Castaldo - è importante sottolineare che le
aziende più
strutturate, maggiormente
lungimiranti, non hanno smesso di introdurre
soluzioni di
protezione all’
avanguardia, perché hanno visto nell’innovazione la reale chiave per superare questo particolare momento di crisi economica. La speranza – conclude il professore – è che anche le
piccole e
medie imprese seguano l’esempio, per offrire un valore aggiunto alla propria clientela e raggiungere una gestione sempre più efficiente della propria attività”.
Marzo 2010