GLI ITALIANI SI ABITUANO AL RICICLOPackWatch, l’osservatorio sull’innovazione nei processi di sviluppo del packaging, e
Smart Research, l’istituto di ricerche di mercato on line, hanno presentato i primi risultati della loro nuova collaborazioncoe, indagando sulle conoscenze e
competente degli italiani in tema di riciclo e raccolta differenziata. Obiettivo dell’indagine scoprire la conoscenza della raccolta differenziata presso i consumatori finali. La ricerca è stata condotta da
Smart Research via Internet reclutando un campione casuale di
500 consumatori e attivando un’azione di web marketing volta a stimolare la compilazione della survey. Il field è durato dal 10 al 17 giugno. I dati non sono stati ponderati: sono il risultato di ricerca. Per la
metodologia utilizzata, il criterio di rappresentatività è improntato alla penetrazione di internet nelle famiglie italiane secondo Nielsen/NetRetings.
Alla prima domande (A che punto è l’informazione dei consumatori su etichette, materiali e smaltimento dei rifiuti riciclabili? Dove va gettato un comune bicchierino usa e getta?) i risultati mostrano come circa il
70% della popolazione dichiara di
conoscere esattamente come differenziare tutti i materiali del packaging, ma il valore diminuisce nel momento in cui si chiede esattamente di specificare il significato esatto del simbolo. I
simboli riportati sul pack dei prodotti o sui prodotti stessi infatti
aiutano davvero poco nella quotidiana fatica di differenziare i rifiuti, con alcune eccezioni. Infatti PVC, PET, AL sono gli unici simboli che raggiungono la ‘sufficienza’ in termini di aiuto nella differenziazione. Mentre il simbolo CA è gravemente confuso con la carta-cartone. Gli altri sono pressoché sconosciuti, soprattutto per i più giovani che mostrano una tendenza a conoscere meno significato e modalità di differenziazione: dopo i 35 anni (i cosidetti ‘
ri-ciclo consapevoli’) la raccolta differenziata è praticamente una consuetudine, prima dei 35 anni (i ‘
ri-ciclo per caso’), si sa che esiste, ma si tende a farla poco. I più virtuosi sono i cittadini del Nord-Est; al Sud e nelle Isole si conferma la scarsa conoscenza sia dei simboli che del loro significato.
La ricerca ha anche messo alla prova il consumatore con casi concreti fatti su prodotti di uso comune, mostrando tre differenti immagini:
- Bicchiere usa e getta: solo un intervistato su 3 sa che il bicchiere è riciclabile se pulito e con le diciture PS. Preoccupa il fatto che viene ritenuto in generale materiale riciclabile.
- Tappo a corona: 1/3 dei giovani pensa che non sia materiale riciclabile e quel che è paggio è che tra quelli che sanno che è riciclabile, in 2 su 3 lo buttano nel raccoglitore sbagliato.
- Vaschette di polistirolo: nel 67% dei casi è considerato riciclabile e da buttare con la plastica.
Sono sempre i più maturi ad avere conoscenze più approfondite in materia, anche per quanto riguarda la raccolta dell’umido, con la sorpresa relativa del
Sud e Isole che hanno la più alta percentuale di conoscenza corretta delle ragioni di differenziare l’umido.
Gli intervistati indicano anche una
classifica degli interventi principali per arginare il problema dei rifiuti indicando proprio al primo posto l’aumento della percentuale di
rifiuti differenziati e riciclabili, seguono la riduzione degli imballaggi e la costruzione di termovalorizzatori. In conclusione, dalla ricerca emerge una lacuna importante delle
amministrazioni e dei
produttori di packaging circa la capacità di dare informazioni sulla riciclabilità. Infatti occorrerebbe indicare sulle confezioni se sono di materiale riciclabile o meno e in quale contenitore debbano essere buttati. Senza un maggior sforzo da parte delle industrie e delle istituzioni in termini di maggiore quantità di una migliore
qualità di informazioni, sarà difficile nel medio termine ottenere risultai migliori di quelli attuali.
Settembre 2008