OSSERVATORIO FINDOMESTIC 2008. MALE I BENI DUREVOLI
Lo scenario tracciato dall’ultimo
Osservatorio Findomestic ricalca le analisi e i risultati di altri istituti di ricerca. La
crisi finanziaria offusca lo scenario futuro, già penalizzato dai rincari delle materie prime energetiche e alimentari.
Dopo la
flessione congiunturale del PIL registrata nel secondo trimestre del 2008, l’economia dell’area euro tornerà a crescere lievemente solo nella seconda metà del 2009. Fino ad allora la spesa per i consumi è destinata a
calare e la contrazione maggiore avverrà nella categoria dei beni durevoli.
Il rallentamento della spesa ha interessato tutte le macrocategorie di spesa, anche se particolare
debolezza della domanda è stata mostrata dal comparto dei
beni durevoli. In quest’ultimo caso i consumi sono stati penalizzati da molteplici fattori. In particolare, la perdita di
potere d’acquisto subìta dalle famiglie per le elevate tensioni inflazionistiche che hanno interessato alcuni comparti la cui domanda è scarsamente comprimibile (alimentari e prodotti energetici) ha reso necessario rinunciare o rinviare acquisti di altre tipologie di beni non necessari. Peraltro, gli acquisti di alcuni durevoli hanno risentito dell’anticipazione di domanda al 2007 dovuta alla presenza di
incentivi governativi (auto, moto, elettrodomestici), acquisti spesso finanziati con credito al consumo e quindi attingendo a reddito futuro. Inoltre, pur a fronte di una tenuta della dinamica reale del reddito, il vincolo di bilancio delle famiglie è stato reso più stringente nel corso del 2008 dall’onere per i debiti contratti negli anni più recenti, soprattutto
mutui per l’acquisto dell’abitazione e finanziamenti per le ristrutturazioni. Tutti questi fattori, insieme allo sfavorevole andamento della ricchezza e a numerosi elementi di incertezza e deterioramento della fiducia, si sono tradotti in una
caduta dei consumi di beni durevoli che ha interessato quasi tutti i comparti, nonostante dinamiche dei prezzi ancora favorevoli e il sostegno ancora derivante dagli incentivi alla domanda rivolta ad alcuni comparti.
2010, la luce alla fine del tunnel?Il 2009 sarà ancora un anno difficile per le famiglie italiane, che accuseranno un
rallentamento della crescita del reddito, non più aiutato da rinnovi contrattuali e crescite dell’occupazione (su questa inciderà in senso negativo la difficile congiuntura mondiale, che frenerà le esportazioni italiane e l’attività industriale). Sui settori legati al
turismo inciderà, poi, la debolezza dei redditi delle famiglie straniere (penalizzate più di quelle italiane dalle riduzioni di ricchezza finanziaria) che limiteranno la loro presenza sul territorio italiano per turismo. Si prevede, pertanto, una
nuova flessione dei consumi delle famiglie nel 2009 (-0,5%), mentre
dal 2010 il quadro potrebbe migliorare, molto gradualmente, in sintonia con uno scenario internazionale in ripresa. La crescita italiana resterà, tuttavia, inferiore a quella degli altri paesi europei, fornendo poco slancio ai consumi che presenteranno, pertanto, una crescita appena dello
0,8% in termini reali, insufficiente, quindi, a recuperare a fine 2010 la contrazione del biennio precedente.
La spesa per la casa continua a tenere
Nel corso del 2008 il valore della spesa per beni durevoli per la casa ha subìto una
moderata flessione, grazie a un’espansione dei volumi domandati che ha compensato la riduzione media dei prezzi. La sfavorevole evoluzione della congiuntura, pur determinando un rallentamento della domanda rispetto al 2007, ha tuttavia preservato l’area ‘casa’ da riduzioni dei volumi di vendita. La dinamica aggregata nasconde in realtà
andamenti eterogenei. Ha ceduto infatti nel corso dell’anno la domanda di quei beni a elevata penetrazione e che erano stati recentemente interessati dal rinnovo dello stock (elettrodomestici bianchi) o di elevato importo unitario (mobili), tali da incidere significativamente sui già stretti vincoli di bilancio che hanno gravato sulle
famiglie italiane per le dinamiche congiunte di reddito, ricchezza e inflazione.
I contributi positivi, almeno in termini di volumi, sono invece derivati dai prodotti a elevata innovazione
tecnologica (elettronica di consumo, fotografia, informatica), con dinamiche dei prezzi ancora relativamente
convenienti rispetto ad altri beni, e che non hanno ancora raggiunto la massima penetrazione nelle famiglie italiane. Nel 2009 l’intonazione del comparto rimarrà positiva se valutata in relazione ai consumi di altri beni, grazie al proseguimento della diffusione di alcuni beni nelle case degli italiani. In un contesto congiunturale particolarmente sfavorevole l’attenzione delle famiglie italiane alle
spese per la casa preserverà il comparto da una flessione dei volumi, consentendo al valore delle vendite di mantenersi sul livello raggiunto nel 2008 (33 miliardi di euro).
Bricolage, giù le vendite ma aumentano i prezziIl clima di depressione per la crisi economica fa
calare le vendite di attrezzi per casa e giardino. Migliori le performance dei prodotti per gli interventi di riparazione e manutenzione domestica. Nel 2009 il mercato dovrebbe assestarsi sui livelli del 2008, durante il quale si stima che anche il mercato del bricolage abbia presentato una
difficoltà a crescere, similmente a quanto accaduto in altri mercati dei durevoli, complice il difficile clima congiunturale che ha depresso le aspettative delle famiglie e portato a una maggior cautela negli acquisti in genere.
La stima per fine anno, tuttavia, limita la
contrazione dei volumi all’1,4%, grazie alla componente dei prodotti per la riparazione e la manutenzione domestica, che presentano un andamento meno elastico alla dinamica dei redditi per l’impossibilità di rinviare alcuni interventi di
manutenzione dell’abitazione e le spese ad essi collegate. In flessione evidente, invece, appare l’acquisto di
utensili e attrezzi per la casa e il giardino (-3,2% in volume), che presentano un profilo più in linea con l’attuale depresso ciclo economico. Anche questa voce di spesa ha presentato nel 2008 un’inflazione al consumo più elevata del solito, accusando l’impennata dei prezzi di alcune materie prime sui mercati internazionali. La sostenuta inflazione ha consentito una
crescita del mercato in valore (+1,9%).
Nel 2009 si prevede che l’interesse per la casa e la sua manutenzione continui a
sostenere gli acquisti di articoli di bricolage, soprattutto nella componente dei beni per la manutenzione e la riparazione. Il mercato, tuttavia, anche in questo segmento si assesterà su livelli di domanda pressoché analoghi a quelli del 2008, risentendo del piatto andamento del reddito delle famiglie. L’inflazione al consumo dovrebbe rallentare grazie alla minor turbolenza dei prezzi delle materie prime sui mercati internazionali e al rientro del prezzo dei
prodotti energetici, attestandosi su una crescita del 2,9%. Ne conseguirà un valore del mercato di 5,5 milioni di euro circa, in ampliamento del 2,1% rispetto al 2008.
Le paure degli italianiAnche se negli ultimi tempi la crisi economica ha occupato quasi ogni giorno le aperture di telegiornali e quotidiani può essere utile, prima di approfondire questo tema, riconsiderare il contesto più ampio dei problemi che sono oggi avvertiti dagli italiani. È partendo da questa cornice che l’
Osservatorio 2008 ha provato a tracciare il quadro di come le famiglie vivono le difficoltà di far quadrare i loro bilanci, elaborando una serie di ricette che chiamano variamente in causa la destinazione d’uso del reddito, le priorità nei consumi e il ricorso al credito.
Si è quindi iniziato con il misurare il livello delle diverse
paure che contraddistinguono questa fase storica, chiedendo di dare un voto da 1 a 10 per esprimere la loro intensità. La classifica che emerge vede al primo posto il
rincaro dei prezzi nei negozi, seguito dai fenomeni di
criminalità e delinquenza. Entrambe queste paure sono maggiormente avvertite dalle donne mentre la prima impatta di più nelle famiglie con figli e, in particolare, in quelle in cui è presente un solo genitore, la seconda tende ad aumentare nelle fasce di età più avanzata.
Un trend opposto si registra invece per gli episodi di
malasanità, cui sembrano più sensibili le famiglie giovani. Si nota anche come è solo nelle regioni del Nord-Est, che la popolazione si dimostra relativamente immune da questo timore. Allo stesso livello, cioè al terzo posto nel termometro generale delle preoccupazioni, figura il
mantenimento dell’attuale tenore di vita: ciò pesa soprattutto fra i lavoratori dipendenti e sulle famiglie con figli. Di poco inferiori i timori legati all’ondata migratoria e il problema dei rifiuti, cui corrisponde una più elevata sensibilità fra i giovani e le persone di istruzione superiore.
La
sicurezza del posto di lavoro non è fra i primissimi posti di questa graduatoria, ma la sua ombra si fa più pesante nelle zone industrializzate del Nord-Ovest, soprattutto sulle donne e sui più giovani, mentre si sentono maggiormente al sicuro coloro che hanno acquisito un livello di istruzione universitario. Il
terrorismo si situa attualmente ai livelli bassi della classifica, come il problema di un indebitamento eccessivo, segno che le famiglie si sentono, al momento, ancora in grado di governare il ricorso al credito cui finora hanno attinto. Dunque, sono diverse e di diversa intensità le “luci rosse” che lampeggiano sul “cruscotto” delle famiglie italiane, alcune di natura più spiccatamente economica, come l’aumento dei prezzi e la difesa del tenore di vita, altre di indole decisamente più sociale, come la criminalità, gli episodi di malasanità e l’emergenza ambientale. Su tutto domina un’unica opinione condivisa, ovvero che ci si trovi all’
inizio di una lunga e profonda crisi, mentre sulla ripresa c’è grande perplessità.
Un atteggiamento non privo di emotività, dunque, ma sostanzialmente disincantato. Gli italiani non sembrano inclini a sottovalutare le difficoltà, anche se lo spirito prevalente non è certo quello di ‘un’unione che fa la forza’, ma piuttosto del ‘ciascuno per sé’.
Gennaio 2009