
Cinquantadue anni, laureato in ingegneria meccanica a Firenze. E’ Giulio Maleci il nuovo “timoniere” di Castorama Italia che succede alla guida di Louis Falet. Maleci assume l’incarico dal 1° di maggio e subentra in un momento particolarmente positivo per la catena, sia per i risultati economici conseguiti, sia per le prospettive di sviluppo.
Ma vediamo i trascorsi. Già in Structural Dynamics Research Corporation (1980-1983) come responsabile vendite, prima in Francia e poi in California, successivamente passa in Genrad Inc. (1984-86), sempre negli USA, come marketing manager. Nel 1986 approda in Olivetti Systems and Networks dove ricopre diversi incarichi nell’area marketing tra l’Italia e gli Usa raggiungendo nel 1989 la carica di direttore marketing strategico. Dal 1991 al 2000 prosegue la sua carriera in Electrolux dove si occupa in una prima fase di gestire, come direttore generale, le attività di vending, poi come senior vice president del Business Development e Key Accounts per Electrolux Professional Appliances e successivamente, in Francia, viene nominato presidente della divisione prodotti per la pianificazione con responsabilità a livello internazionale.
Poi il salto nel mondo della distribuzione. E’ del 2000 la nomina a direttore generale di Upim. Durante la sua gestione avviene il remodeling del format e il rilancio della storica catena fino al 2005, quando viene venduta a dei fondi di “Private Equity”.
“Sono orgoglioso di poter guidare una società così prestigiosa e di successo” ha dichiarato Giulio Maleci, all’indomani della nomina. Sono sicuro che il lavoro svolto dal mio predecessore Jean Louis Falet, nel costituire una grande squadra vincente con un eccellente know-how, sia una solida base per continuare nello sviluppo di successo di Castorama”. BricoMagazine lo ha incontrato lo scorso 15 maggio, ne ha fatto la conoscenza e l’intervista che segue.
Un’esperienza che inizia da Londra
Da Upim a Castorama. Per la prima volta si occupa di bricolage e di distribuzione specializzata. Qual è stata la prima impressione?
Ho iniziato a lavorare per il gruppo Kingfisher dal primo di febbraio e fino all’insediamento di maggio, in Italia, ho affrontato una vera e propria full immersion nel mondo del bricolage visitando quasi 100 punti vendita del gruppo e facendo esperienza sul campo. La mia prima impressione è che si tratti di un settore molto interessante, soprattutto in Italia dove c’è ancora molto da costruire sia in termini di sviluppo sia in termini di diffusione presso il consumatore.
A parte la sua esperienza in Upim, lei proviene fondamentalmente dal mondo dell’industria.
Quali i vantaggi e le difficoltà?
Dopo 22 anni passati a lavorare nell’industria ho scelto di misurarmi in un altro campo che mi interessava molto: quello della distribuzione. E’ stata una grossa sfida perché da una parte, com’è ovvio, ho dovuto imparare molto, ma dall’altra ho potuto applicare schemi del mondo industriale consolidati da 20 anni, ma nuovi per la distribuzione. Mi riferisco ai sistemi di gestione, all’informatizzazione e, in generale, all’organizzazione del lavoro. Per contro nella distribuzione esistono tematiche quali la necessaria motivazione dell’equipe di lavoro e l’interfaccia costante con il cliente/utilizzatore.
Si evince che ha lavorato molto all’estero e, soprattutto, in grandi industrie. A questo proposito quali differenze ha riscontrato, negli anni, rispetto al modo di lavorare in Italia?
Si, ho passato molto tempo all’estero perché, fresco di laurea in ingegneria, mi fu offerto un dottorato di ricerca a Londra. Improvvisamente mi ritrovavo con persone che mi pagavano gli studi, mi pagavano per vivere ed io parlavo malissimo l’inglese. In Italia, in sei mesi, non ero riuscito a trovare niente anche se, per un italiano, tornare a lavorare nel proprio Paese è un sogno. La nostalgia prima poi arriva e l’Italia è uno dei posti più belli al mondo. Tolto l’aspetto emotivo, va detto che se da un lato in Italia c’è una grandissima ricchezza rappresentata dalla flessibilità e dall’innovazione, per contro manca l’impegno a medio e lungo termine, ovvero la capacità di fare scelte lungimiranti per assicurare la vita delle aziende. Questo è evidentemente un limite; è impensabile andare sui mercati internazionali lavorando in ottiche di 1, 2 al massimo 3 anni.
Da Upim a Castorama.
Le prime impressioni
Passare da una logica di grande magazzino ad un insegna di moderna distribuzione specializzata…
Quando il cliente esce da un grande magazzino o anche da una gda, porta con sé un prodotto. Da un’insegna di distribuzione specializzata nel bricolage si esce con “una parte” del prodotto finale e con un servizio. Questo modifica fortemente gli approcci di base, rendendo prioritari elementi quali l’assistenza e la preparazione del personale di vendita. Ovviamente senza mai dimenticare che siamo una distribuzione a libero servizio! Qui – in Castorama – ancora più che in altre situazioni, la fidelizzazione del cliente è fondamentale e, contemporaneamente, una conseguenza del nostro essere efficienti e soddisfacenti per le necessità del cliente. A tutto ciò non deve mancare la cura e l’attenzione nell’offrire, sempre, un negozio piacevole con assortimenti completi.
Nel suo periodo di formazione ha visitato quasi 100 negozi del gruppo. Quali differenze ha percepito rispetto ai negozi Castorama Italia?
Ho riscontrato che i punti vendita italiani sono più avanti rispetto ad altre situazioni visitate. Ad esempio se parliamo di motivazione di squadra o di creatività in genere. Mi spiego. L’indipendenza del negozio, ovvero la decentralizzazione che c’è in Italia, ha consentito che i singoli punti vendita abbiano maturato da una parte un grande spirito di squadra e, dall’altra, la messa a punto di iniziative locali, studiate ad hoc per il consumatore di quel particolare bacino d’utenza. Credo che la capacità di un negozio di adattarsi sia fondamentale.
Continuità e nuovi impulsi agli acquisti
Cosa comporterà il nuovo “corso” Maleci?
Tanto è stato fatto e seminato e la continuità è la strategia più logica, anche e soprattutto per completare i progetti in essere: sviluppo dei prodotti a marchio, responsabilità sociale, supply chain, migliorie nell’esposizione, offerte stagionali e acquisti. A questo proposito credo che, fra le azioni future, Castorama Italia dovrà esprimere un maggiore utilizzo delle risorse del Gruppo. Mi riferisco alle 750 persone residenti tra India, Cina, Hong Kong, Cina, Africa e Polonia che hanno come priorità quella di trovare i migliori fornitori perseguendo la ricerca di fonti socialmente accettabili. Ad esempio non inquinanti o che non impieghino manodopera minorile.
Anche l’Italia presenta una ricca gamma di fornitori potenziali. Come opererete in tal senso?
Sì, il mercato italiano è un grande bacino di fornitori di prodotti per il bricolage. Una realtà che ci vedrà protagonisti in prima linea nell’affrontare tutti i potenziali fornitori al fine di poter scegliere il fornitore numero uno e il numero due di riserva. Ovviamente secondo i principi sopra menzionati.
Cosa intende esattamente, nella pratica?
Prima partiamo con l’analisi delle caratteristiche del prodotto e successivamente chiediamo ai nostri fornitori una autocertificazione, nel caso si tratti di prodotti che devono dimostrare di non essere inquinanti o provenienti – come nel caso del legno – da foreste non protette. Dopo questa fase partiamo con operazioni di audit per valutare personalmente le dichiarazioni del fornitore, fino a spingerci ad indagini più severe. Inoltre, se si tratta di nuovi produttori provvediamo anche ad ispezioni in loco. E’ un lavoro che richiede tempo ma è molto importante, perché dobbiamo sempre tenere presente tre aspetti che condizionano quotidianamente il nostro operato: l’azionista che ha a cuore tematiche quali la responsabilità sociale, le persone che lavorano in azienda che devono e vogliono essere sensibilizzate e, non ultimo, il cliente che dimostra un’attenzione sempre maggiore verso tali argomenti.