
Già dal 1° settembre 2007 era partito un “regime transitorio” della durata di 120 giorni, in cui la gestione dei Raee è rimasta di competenza dei Comuni sino al termine dell’anno, dietro compenso forfettario da parte dei produttori. Il regime transitorio aveva l’obiettivo di consentire a tutti i soggetti coinvolti (produttori, distributori ed enti locali) di prepararsi per l’adempimento degli impegni previsti dalla normativa.
In realtà i problemi non mancano e regna una certa incertezza dettata un iter legislativo al quanto lento e tortuoso. In ogni caso, dal primo di gennaio 2008 i Comuni ed in genere i gestori dei servizi pubblici di igiene urbana non devono più pagare neppure un euro per avviare a recupero i Raee, mentre sono i produttori, associati in sistemi collettivi (consorzi o società) a dover assicurare sia il ritiro dai centri di raccolta che le successive attività di trattamento, riciclo e neutralizzazione delle componenti inquinanti. Sono auspicabili campagne di informazione e sensibilizzazione per incentivare comportamenti virtuosi volti ad evitare la dispersione nell’ambiente o l’abbandono indiscriminato dei rifiuti elettrici ed elettronici vicino ai cassonetti o, peggio ancora, dentro!
Ancora da fare: la mappatura dei centri di raccolta e “aggiustamenti” per la distribuzione
Per finanziare il recupero ed riciclo di tutti questi “tecno-rifiuti” che crescono ad un tasso tre volte superiore ai normali rifiuti urbani, la normativa europea lascia ai produttori la facoltà di applicare un Eco-contributo Raee, visibile o internalizzato, sui prodotti elettrici ed elettronici nuovi. Questo Eco-contributo Raee, entrato in vigore lo scorso 12 novembre, viene versato dal consumatore all’atto dell’acquisto di nuovi prodotti elettrici ed elettronici, presso i punti vendita della distribuzione, dove hanno cominciato a comparire i cartelli con le informazioni relative al cosiddetto “visible fee”.
Si tratta di una campagna di informazione, improntata ad una politica di trasparenza, promossa da 7 degli attuali 12 Sistemi Collettivi: Ecodom, Ecolamp, Ecolight, Ecoped, Erp, Remedia, Ridomus. Con questa iniziativa si vuole sottolineare la natura d’eco-contributo Raee che non è un eco-tassa o un ricarico commerciale ma serve esclusivamente per la corretta gestione dei Raee. Ciò detto, come tutte le partenze anche questa sarà sofferta e complessa perché il sistema disegnato dalla direttiva europea e dal d.lgs di recepimento n. 151 del 2005 non è sicuramente il più semplice possibile: mancano infatti ancora molti decreti ministeriali di attuazione per rendere pienamente funzionante l’intero nuovo sistema. In particolare risultano fondamentali: una completa mappatura del centri di raccolta pubblici o privati autorizzati al ritiro dei Raee e distribuiti uniformemente su tutto il territorio nazionale; alcune necessarie semplificazioni normative per la distribuzione, senza le quali i punti vendita non saranno in grado, con l’inizio del nuovo anno, di adempiere all’obbligo del ritiro in rapporto uno ad uno al momento dell’acquisto di un nuovo apparecchio elettrico/elettronico.
«Con l'avvio del periodo transitorio che prevede l'applicazione dell'eco-contributo – fanno sapere da Castorama - abbiamo provveduto ad adempiere all'obbligo di legge per il quale se il fornitore applica in fattura questo sovrapprezzo allora esso va riportato sul prezzo finale di vendita. Questo eco-contributo consente di finanziare la gestione sino al trattamento, al recupero e/o smaltimento dei Raee allo scopo di evitare la dispersione nell'ambiente dei prodotti elettrici ed elettronici giunti alla fine del loro ciclo di vita».
Anche da parte del gruppo Self si è dovuto correre ai ripari. «Noi seguiamo la linea dettata da Federdistribuzione – spiega Adriano Costantino – quindi abbiamo cominciato ad avvisare i clienti del “sovrapprezzo”, che fortunatamente nel mondo della grande distribuzione riguarda soltanto pochi prodotti e soprattutto con visibile fee piuttosto contenute».
Perplessità dai centri bricolage
Ma solo dal primo gennaio 2008 il nuovo sistema di gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici può essere messo alla prova. I comuni infatti devono mettere a disposizione isole ecologiche a norma per ospitare i Raee: secondo una stima dell’Anci, che è l’associazione nazionale dei comuni italiani, l’85% delle circa 900 piazzole ecologiche presenti in Italia è già stato messo a norma. Ma se da parte dei Comuni non vengono predisposte le piazzole, i punti vendita non possono ritirare i prodotti a fine vita, perché si tratta comunque di rifiuti e per accumularli serve l’autorizzazione allo stoccaggio, che invece hanno solo le aziende di gestione dei rifiuti, altrimenti il rischio è di venire denunciati penalmente per stoccaggio abusivo di rifiuti pericolosi.
«Non so cosa accadrà dal primo gennaio – ammette Costantino – anche perché le situazioni variano da comune a comune. Noi ci siamo affidati a Ecolight , uno dei sistemi collettivi rappresentanti dal Centro di coordinamento Raee» che si pone dunque come punto di riferimento per l'applicazione della normativa sui Raee nel mondo del bricolage, garantendo ai consorziati il corretto adempimento degli obblighi di legge per quanto riguarda le procedure di ritiro, trasporto, riciclo e trattamento delle apparecchiature a fine vita, l'ottimizzazione delle risorse economiche destinate a questa attività, la gestione amministrativa dell'eco-contributo e la sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul funzionamento del sistema e in particolare per il rispetto ambientale. Scelta fatta anche da Castorama, che si limita a ravvisare che al momento «non è possibile dare corso all'obbligo di ritiro uno contro uno del prodotto conferito dal consumatore finale all'atto dell'acquisto di un nuovo prodotto equivalente». Questo perché «la mancanza delle necessarie semplificazioni rende impossibile l’adempimento, poiché in caso di ritiro presso il punto vendita del Raee, il distributore è passibile di una sanzione penale per stoccaggio di un rifiuto in assenza delle necessarie autorizzazioni».
Finalmente si parte!
Ne abbiamo parlato anche con un rappresentante dei recuperatori, Gabriele Canè, amministratore delegato del Sistema Refri: «Posso riassumere il mio commento in un: finalmente si parte! Ma dopo la soddisfazione non è possibile ignorare che la lunga gestazione del decreto ha fatto sì che i tempi previsti nello stesso, secondo una logica di priorità - registro dei produttori in contemporanea con il periodo transitorio - ha avuto come conseguenza ulteriore che il periodo transitorio termini prima della completa definizione del Registro dei produttori, ovvero dei soggetti che devono finanziare il sistema. Faccio fatica ad immaginare come tutto possa partire in assenza della definizione completa del registro dei produttori che sarà a regime solo dopo la scadenza del periodo transitorio. Staremo un po’ a vedere. C’è poi un’altra cosa importante da dire: i consorzi hanno in animo di inviare a tutti i sindaci d’Italia una lettera con la quale comunicheranno loro che dal 1° gennaio 2008 non avranno più titolo per pagare il trasporto ed il trattamento dei Raee. Mi chiedo quindi cosa succederà a quei Comuni che non registreranno l’isola ecologica presso il comitato di coordinamento e che si troveranno con i Raee, ma senza avere più il titolo per pagarne il trasporto ed il trattamento. Non è una questione da poco e come si dice: lo scopriremo solo vivendo».
Cosa manca a livello normativo:
Nel momento in cui andavamo in stampa solo due dei 15 decreti attuativi previsti dal d.lgs 151/2005 erano stati pubblicati. All’appello mancano quindi ancora 13 decreti tra cui alcuni decisivi, come per esempio il provvedimento che definisce le modalità di finanziamento del sistema di gestione dei rifiuti di apparecchiature di illuminazione, che riguarda quindi da vicino tutto il mondo della distribuzione del bricolage. Il recupero dei rifiuti di apparecchiature di illuminazione infatti, non segue gli stessi schemi previsti per le altre tipologie di Raee, non essendo contemplata una distinzione tra rifiuti immessi prima dell’avvio del sistema di raccolta e valorizzazione, e quelli più recenti. Tra i decreti ancora nel limbo, c’è per esempio anche quello che regola come le aziende che vendono tramite internet, o comunque a distanza, dovranno interpretare le norme sulla raccolta dei Raee individuando produttori, oppure quello che comprende la definizione di strumenti per l’incentivazione del cosiddetto ecodesign, cioè della progettazione di merci che rispondano a requisiti di compatibilità ambientale.
Il mercato
Il mercato interessato dal sistema Raee è molto ampio e le stime per i prossimi anni continuano a disegnare valori di crescita anche a doppia cifra per alcuni segmenti: nel 2006 solo il comparto dei “grandi elettrodomestici” ha registrato vendite per 2,8 miliardi, mentre quello dei piccoli elettrodomestici si è fermato a 900 milioni. Ma se a queste due tipologie aggiungiamo il segmento audio-video (4,4 miliardi) , superiamo di molto gli 8 miliardi di vendite complessive.
Escludendo i prodotti impiegati nei processi industriali e guardando solo al mercato domestico abbiamo avuto nel 2006 la movimentazione di ben 95 milioni di pezzi (4,5 milioni di grandi elettrodomestici, 19 di piccoli, 23 di audio-video e 24 di telefonia). Declinati per singoli prodotti ecco la classifica dei Raee più venduti, che al primo posto vede il parco degli elettrodomestici bianchi (frigo, lavatrici, lavastoviglie…) con 24 milioni di pezzi, seguono i 19,5 milioni di telefoni cellulari, i 4 milioni e mezzo di televisori.