Il clima di fiducia delle aziende italiane

Pubblicato lo scorso dicembre, questa volta l’Osservatorio Economico Indicod-Ecr, in collaborazione con Prometeia, oltre a valutare il clima di fiducia delle aziende associate, ha preso in esame in particolare gli effetti avuti dal rincaro dei prezzi delle materie prime.
Secondo i ricercatori, il 2007 dovrebbe chiudersi con una crescita del PIL attorno all’1.7-1.8%, in linea con quella dell’anno precedente (1.9% nel 2006). Il terzo trimestre del 2007 ha fatto registrare una crescita congiunturale del PIL dello 0.4% caratterizzato da un aumento del valore aggiunto dell’industria e dei servizi e da una riduzione di quello dell’agricoltura.

L’indice della produzione industriale, dopo il picco fatto registrare ad agosto, è sceso nei mesi successivi; l’ultimo dato disponibile, novembre 2007, indica una variazione dello 0.8%, che scende allo 0.3% se si considera la correzione per i giorni lavorativi. Nello stesso arco di tempo è stata la produzione di beni strumentali l’unica ad aver mostrato tassi positivi; gli altri comparti si sono attestati su variazioni di poco negative. I consumi, che avevano fatto registrare nel primo semestre tassi di crescita sostenuti, sembrano rallentare nella seconda parte dell’anno; è diminuita la spesa di beni non durevoli, fra i quali rientrano gli alimentari, compensata in parte dall’aumento del comparto dei servizi.

Il sentiment è in forte riduzione
Il commercio mostra andamenti altalenanti. Si parla già di una fase di decelerazione; si prevede che il pil del 2008 cresca con tassi compresi fra 1.0% e 1.2%. Il sentiment degli associati Indicod-Ecr mostra in questa rilevazione una forte diminuzione; in termini aggregati l’indice scende da 102.1 a 92.9, valore inferiore al 100 che non veniva registrato dal primo semestre del 2005. Tale flessione poi coinvolge anche le aspettative sul futuro che passano da 106.2 a 98. Si tratta di uno sconfinamento sul terreno del moderato pessimismo; in sostanza prevalgono le opinioni e le attese di peggioramento su quelle di miglioramento. Gli associati, quindi, non nascondono le proprie preoccupazioni sulla situazione attuale e prospettica. L’impressione non cambia se si osservano le risposte relative al proprio settore di appartenenza che sono in diminuzione, specialmente per industria e gdo.

Il quadro assume toni diversi se passiamo ad analizzare le risposte sul proprio giro d’affari; non è certamente un fatto nuovo, anche nell’osservatorio Indicod-Ecr, che gli imprenditori si dichiarino più ottimisti nei confronti della propria situazione piuttosto che di quella del settore di appartenenza o del paese. Questa volta, alla luce proprio della caduta dell’indice generale del clima di fiducia, appare ancora più rilevante osservare tale componente per dare profondità all’analisi. Gli indici di tipo qualitativo sul giro d’affari percepito negli ultimi sei mesi mostrano segnali di sostanziale stabilità. I valori quantitativi, seppur con dinamiche e intensità differenti, rimangono positivi; la distribuzione moderna e l’industria appaiono in rallentamento mentre in lieve accelerazione è il settore del commercio all’ingrosso.

Gli effetti del rincaro dei prezzi delle materie prime
Come ricordato sopra, in questo numero dell’Osservatorio sono state raccolte le opinioni degli associati sui rincari delle materie prime. Oltre il 70% dei rispondenti, in tutti i settori esaminati, ha dichiarato di aver avvertito in maniera rilevante un aumento dei prezzi delle materie prime o dei prodotti acquistati. Se la valutazione si sposta da giudizi di tipo qualitativo a quelli di tipo quantitativo, osserviamo che, mediamente, i rincari percepiti sono consistenti; variano, infatti, dal 16.8% delle industrie del largo consumo al 3.1% della gdo.

Interpellati su quale settore fosse stato più colpito dal fenomeno in esame, circa la metà degli associati, con l’eccezione del commercio all’ingrosso, ha indicato il proprio settore di appartenenza. La gdo, oltre a se stessa, individua nel canale al dettaglio tradizionale il settore più esposto ai rincari; non è invece percepita dagli altri operatori come principale "vittima" degli aumenti dei prezzi.

Come affrontare le difficoltà
Le strategie delle imprese per contenere gli impatti di aumenti di costo delle materie prime e degli altri prodotti acquistati possono essere molte e differenziate. La riduzione dei margini o l’aumento dei prezzi di vendita rappresentano le risposte più citate; si tratta di risposte di breve periodo che vengono generalmente associate ad altre strategie più di lungo termine, mirate al recupero di efficienza o alla ricerca di nuovi fornitori e mercati. La riduzione del margine è praticata fra il 36% e il 50% delle imprese in base al settore di appartenenza; in sostanza si assorbe una parte dei costi addizionali, rinunciando ad una parte del mark-up.

Anche l’aumento dei prezzi appare essere una reazione consistente; si trasmette, inevitabilmente, una parte degli aumenti a valle della filiera. Il 30%, circa, degli intervistati cerca nuovi fornitori mentre il 25% cerca di aumentare l’efficienza, diminuendo gli altri costi o, in misura minore, aumentando la produttività. Il 20% si accorda con i fornitori, dividendo il rischio; in misura minore sono perseguite politiche di investimento per aumentare l’efficienza. La ricerca sottolinea anche come sia risibile la quota di imprese che ricorre a strumenti finanziari di copertura del rischio; non è dato però sapere se ciò è dovuto a una scarsa propensione o alla mancanza di prodotti adeguati. In questo senso, probabilmente, esiste una domanda potenziale da soddisfare, attraverso investimenti in comunicazione o in nuovi strumenti.

Osservando le soluzioni preferite dagli intervistati, troviamo che la vigilanza sui prezzi occupa il secondo posto per industria e commercio, mentre è un argomento soltanto marginale per la gdo. Tale richiesta va letta congiuntamente anche alla domanda di provvedimenti miranti ad aumentare la trasparenza dei mercati. Si chiedono più controlli sui prezzi e maggiore trasparenza; si ritiene, evidentemente, che l’aumentata informazione e pressione sui mercati, contribuirebbe a contrastare gli aumenti dei prezzi all’interno della filiera. Ciò è confermato dal fatto che la quasi totalità dei rispondenti è convinta che ci siano settori e/o imprese che speculano sugli aumenti delle materie prime.

 

INDICOD-ECR

PROMETEIA