Il fatturato 2007 del settore legno-arredamento è cresciuto infatti del 4,5% sfiorando quota 40 miliardi e quindi rafforzando il già buon risultato del 2006 (+3%).
La crescita è stata influenzata sia da un deciso aumento del mercato interno, che arrivando a circa 33,5 miliardi di euro ha fatto registrare un aumento del 4%, sia da un forte incremento delle esportazioni (+8,4%) per un totale complessivo di 13,7 miliardi di euro. Nel complesso, quindi, la filiera esporta circa un terzo della propria produzione (34,5%). Una vocazione ai mercati internazionali che ha pochi equivalenti nell'economia italiana e che può essere misurata guardando alle quote di commercio mondiale detenute dall'Italia.
Se i dati consuntivi del 2007 disegnano mediamente uno scenario ottimistico, una lettura prospettica evidenzia che il settore sta mutando pelle e che a fronte di comparti in ripresa non mancano quelli in difficoltà, che a territori che hanno saputo integrare la propria specializzazione produttiva si contrappongono altri che in quella specializzazione sembrano intrappolati, che insieme a imprese in crescita ci sono imprese che soffrono la competizione.
I dati ISTAT di commercio estero elaborati dal Centro Studi Cosmit/Federlegno-Arredo e riferiti al 2007 fanno emergere in modo chiaro i temi della congiuntura: forte positività delle esportazioni (complessivamente +8% in valore e 6% in volume) in quasi tutti i paesi clienti e in particolare in quelli delle aree mercato emergenti, ma anche minore brillantezza sui tassi di crescita se paragonati a quelli dei primi otto mesi dell'anno.
La crescita della domanda estera è però ancora chiaramente positiva per mercati come Russia (+18%), Grecia (+18%), Ucraina (+31%) ed Emirati Arabi Uniti (+38%); e risulta in aumento anche la domanda dei primi tre paesi clienti: Francia (+7%), Germania (+2%) e Regno Unito (+6%). In particolare quest'ultimo torna alla crescita dopo diversi anni di contrazioni significative che gli hanno fatto perdere il primato di primo partner commerciale. Sul mercato statunitense invece non si è riuscito a invertire il trend negativo legato allo sfavorevole tasso di cambio euro/dollaro e i dati fanno quindi registrare un seppur contenuto calo del 2% delle esportazioni, frutto di un progressivo deterioramento del trend favorevole di inizio anno.