Kingfisher si arrocca
E' indubbiamente l'operazione dell'anno, forse del decennio per quanto riguarda il mercato italiano del bricolage. Se per l'Italia è un piccolo terremoto, è bene considerare che la vendita di Castorama Italia al Gruppo Adeo si inserisce in quadro molto più ampio, influenzato dalle performance del maggiore gruppo europeo di distribuzione del settore, Kingfisher, e una situazione di mercato globale dagli andamenti preoccupanti.
Kingfisher, le cui due insegne di punta sono B&Q e Castorama (vedi cartina), attraversa da diverso tempo una situazione economica e finanziaria di grossa crisi, culminata in luglio con un valore delle azioni che era la metà rispetto a gennaio 2007.  Le cause di questo crollo vanno ricercate nella crisi del mercato immobiliare che ha colpito due zone nevralgiche per Kingfisher: Gran Bretagna e Cina. La Gran Bretagna, con le insegne B&Q, Screwfix e Trade Depot, rappresenta il mercato principale del Gruppo con oltre il 50% delle entrate complessive. La crisi dei mutui e la conseguente stagnazione nella compravendita di immobili, oltre ad una generale riduzione dei consumi da parte delle famiglie, ha portato ad una forte diminuzione degli acquisti nel settore del "Home improvement". Testimonianza ne è che anche il maggior concorrente di B&Q, Homebase, ha perso oltre l'8% dei ricavi rispetto all'anno passato. Il discorso Cina è differente per certi versi, ma simile per ciò che concerne le cause di fondo. Anche qui la stretta sulle concessioni di mutui voluta dal governo di Pechino ha fatto crollare gli acquisti di abitazioni in alcune zone anche del 60%. Considerando che metà degli articoli venduti da B&Q in Cina è correlata a lavori effettuati in nuovi appartamenti, si comprende facilmente come i ricavi della filiale cinese abbiano subito una flessione del 24% rispetto al 2007. Nonostante il peso della Cina sul totale del Gruppo sia limitato, gli investimenti sono stati piuttosto importanti e ad oggi si contano 64 negozi e 10.000 dipendenti.
Non tutto però è negativo. La Francia, in cui oltre a Castorama Kingfisher controlla anche Brico Depot, con una situazione economica ed un mercato immobiliare più stabile ha registrato un aumento di profitti del 6%, a fronte però di una crescita dei ricavi vicina allo zero. Buone notizie solo dall'Europa dell'Est (Polonia in particolare), Russia e Turchia, dalle quali sono arrivate crescite di oltre il 20%.    
A fronte di una tale situazione, si comprende facilmente che il maggiore problema di Kingfisher nel breve termine sia l'elevato livello di indebitamento, considerando anche che tutti i negozi sono di proprietà. ll nuovo numero uno del Gruppo Ian Cheshire, arrivato a gennaio, ha immediatamente guardato alle attività non strategiche come una fonte rapida di liquidità. Dopo la Francia, l'Italia è stato il Paese in cui Castorama ha investito di più, arrivando a quota 30 negozi e oltre 2.000 dipendenti. La redditività bassa, unita ad una crescita troppo debole del nostro mercato, hanno reso Castorama Italia la prima vittima sacrificale. Occorre considerare anche che i 560 milioni di euro (cash) che Kingfisher riceverà da Adeo sono proprio la cifra che consentirà di azzerare il debito del Gruppo. La prossima mossa, che si potrà gestire ora con più calma, è la vendita di una quota pari al 21% del capitale della catena tedesca Hornbach. Come per Castorama Italia, nelle parole di Ian Cheshire "Hornbach non è una parte strategica di Kingfisher e quindi se arriverà una proposta adeguata abbiamo il dovere di valutarla". A meno di colpi di scena, quindi, è prevedibile che entro breve Kingfisher uscirà anche dal difficile mercato tedesco. Quel mercato in cui proprio il suo predecessore Geoff Mulcahy aveva voluto fortemente mettere un piede  per non rischiare di lasciare campo libero ad un eventuale arrivo in grande stile di Home Depot. Attualmente Hornbach possiede 120 negozi di grandi dimensioni (10.000 mq di media) in nove nazioni europee.    
Conclusa (per ora) la fase di vendite, gli obiettivi principali dei vertici di Kingfisher saranno la riduzione dei costi, già in atto da qualche mese, la razionalizzazione dei negozi e lo sviluppo nei mercati emergenti. Per quanto riguarda i costi, il piano avanzato da Cheshire farà drizzare i capelli ai fornitori del Gruppo. Si sta lavorando a consolidare il processo di acquisto, unificando i buyers delle diverse insegne che dovranno ricontrattare le condizioni con le aziende fornitrici. E qui viene il bello; il target di risparmi che dovrà venire dalle nuove condizioni è di 1,2 miliardi di euro per B&Q e 1,7 miliardi di euro per Castorama. Verranno inoltre potenziate le private labels e ridotta l'attività promozionale. In molti centri B&Q è stato ridotto il personale o diminuite le ore di lavoro. Verranno chiusi alcuni negozi non redditizi in Cina.
Per quanto riguarda le strategie di sviluppo, Kingfisher si concentrerà sull'Europa dell'Est dove sono previsti 80 nuovi negozi nei prossimi quattro anni e sulla Francia dove ci sarà un ulteriore potenziamento della presenza distributiva.
Il nuovo corso di Ian Cheshire (soprattutto l"affare Italia") ha già dato dei buoni frutti. La relazione sui primi sei mesi del 2008 presentata alle borse il 18 settembre ha evidenziato performance nettamente superiori alle previsioni, sebbene negative in termini assoluti. I profitti, in particolare, sono risultati del 23% più alti di quanto anticipato, nonostante siano l'8% più bassi dello stesso periodo del 2007. I ricavi sono aumentati dell'11% al lordo delle nuove aperture ma diminuiti del 2.6% a parità di negozi. Questi numeri sono stati sufficienti a ridare un po' di fiducia agli investitori portando in pochi giorni una crescita delle azioni di oltre il 10%.