
I mobili in kit sono diventati una presenza sempre più costante nella vita degli italiani. Complici un’attenzione maggiore da parte dei produttori per il design e per la ricerca dei materiali e una minor disponibilità economica del consumatore che ha accettato questa tipologia di mobili - destinata inizialmente a spazi di servizio, come la cantina o il ripostiglio, o al giardino - anche per arredare la living room, le camere da letto per genitori e ragazzi e persino le cucine.
Va anche detto che fino a qualche anno fa facevano parte dell’assortimento pochi item – soprattutto mensole, cassettiere, scarpiere, scaffalature molto ‘spartane’ – realizzati in materiali altrettanto spartani come il nobilitato, il truciolato, il panforte, mentre oggigiorno ci sono produttori che presentano cataloghi con oltre 150 articoli differenti. In crescita, come sottolineano le aziende che operano in questo comparto, lo spazio riservato al mobile in kit realizzato in legno massiccio (circa 10% del totale del segmento kit) da montare e completare con decorazioni o pitturandolo a proprio piacere, segmento divenuto importante per il fatturato di alcune aziende del settore.
Un mercato con grandi potenzialità
Il 2006 è andato bene, ma non come i due anni precedenti. Questo a causa delle tensioni dovute all’approvigionamento delle materie prime, che continuano anche adesso. Le previsioni per il 2007 sono - per alcuni produttori - moderatamente ottimistiche e con una crescita contenuta, per altri invece si parla di una crescita che si aggira intorno al 20%.Le aziende italiane considerate importanti in termini di fatturato e vendite sono poche nel panorama produttivo nazionale, spesso proprietarie o azioniste di aziende che producono truciolare, uno dei materiali più utilizzati nella realizzazione di questo tipo di mobili.
Quanto vale il mercato? E’ molto difficile azzardare delle cifre dicono le aziende. Nel 2002 sono stati resi noti i dati Csil–Centro Studi Industria Leggera (società indipendente di ricerca economica e di consulenza strategica per le imprese del sistema casa) che attribuivano al mercato nazionale un valore di circa 250 milioni di euro a prezzi di fabbrica. Un dato che posizionava l’Italia al sesto posto nella graduatoria europea del consumo guidata dalla Germania con 2.500 milioni di euro. Non potendo disporre della versione aggiornata dell’indagine – che sarà pronta la prossima estate – diventa difficile ‘dare i numeri’ del settore, anche se uno degli intervistati azzarda un mercato che attualmente vale circa 300 milioni di euro. Altri rapportano il segmento del mobile in kit a quello del mobile: se fa 100 quest’ultimo, l’altro rappresenta al massimo il 40.
La crescita del mobile in kit potrebbe essere legata – è il suggerimento dei produttori - allo sviluppo delle grandi metrature commerciali soprattutto nelle regioni del Sud.
Infatti sono gli iper e la grande distribuzione specializzata nel bricolage a rappresentare la percentuale maggiore (rispettivamente il 20% e il 70%) in fatto di vendite, mentre il rimanente 10% è rappresentato dal canale tradizionale della ferramenta.
Il prodotto orientale non fa paura
Esportare il prodotto italiano non è facile per tanti motivi. Principalmente perché all’estero esistono realtà molto più grandi e articolate di quelle italiane e che a loro volta esportano, e molto, anche da noi. Per contro le aziende italiane offrono al cliente straniero migliori servizi, prodotti ben rifiniti, decorazioni ricercate, design e funzionalità, ma i prezzi sono molto meno competitivi. Parlando di import non si possono ignorare i prodotti orientali e cinesi in particolare, che, ovviamente esistono anche in questo comparto, ma risultano concentrati soprattutto nel segmento del complemento d’arredo (il servo muto, il porta tv, l’appendiabiti, etc.).
Pochi ancora i mobili veri e propri provenienti dal Far East, una tendenza legata in particolare al costo del trasporto, che fa lievitare sensibilmente i prezzi finali, e alla qualità dei materiali impiegati, più scarsa rispetto a quella europea. La produzione orientale, dicono i responsabili d’azienda, faceva paura all’inizio. Ora non più proprio per i difetti citati sopra che fanno preferire al consumatore finale un prodotto con un maggiore valore aggiunto fatto di decori e carte migliori, materiali ignifughi, legno proveniente da coltivazioni controllate, design.
Strategie commerciali e canali distributivi
Segmentare il comparto non è facile perché le tipologie sono diverse. Infatti l’offerta in kit riguarda oramai tutta la casa (Ikea docet) sia internamente che esternamente. Anzi, secondo alcuni degli interpellati, la percentuale maggiore di crescita va attribuita proprio all’arredo per l’esterno, una considerazione dovuta forse a una saturazione del mercato del mobile per interni e a uno sviluppo dei punti vendita della gd despecializzata e specializzata più interessati all’outdoor.
Al cliente finale piacciono sempre molto le scaffalature (portabottiglie, componibili, per il fai da te, per la cantina, il ripostiglio, etc.), un articolo con un’alta rotazione, così come le classiche mensole, le cassettiere, le scarpiere, i porta computer. Molto bene vanno anche le camere da letto per i ragazzi, un’affermazione che porta a dire i produttori che il vissuto del mobile in kit presso il consumatore sta cambiando, o meglio, cambia a seconda del canale distributivo.
Nella gds viene distribuito come kit vero e proprio con una confezione creata ad hoc per questo canale; nel retail tradizionale (punti vendita di mobili, ferramenta, piccoli centri specializzati in fai da te) invece si perde la connotazione di mobile da montare fai da te perché il negozio stesso offre i servizi di trasporto e montaggio. Le problematiche tra i canali appena citati sono diverse: la gds lavora con un assortimento di prodotti stabilito a monte dalla direzione generale e poi imposto a tutti i negozi che fanno parte dell’insegna; invece la ferramenta – o il negozio di mobili - è un’azienda indipendente che si affida anche ai consigli da parte del fornitore.
L’esposizione e l’ambientazione del mobile rimangono al centro dell’attenzione dei produttori che le considerano importanti per incrementare i volumi di vendita. A questo proposito molte aziende hanno investito non solo sul packaging dei prodotti, sviluppandone la parte informativa (tipo di legno utilizzato, certificazione di qualità) e le istruzioni di montaggio puntando su semplicità di comprensione, ma anche su l’assistenza al punto vendita con consigli su come esporre gli articoli e con la fornitura di materiale esplicativo.