Prove e certificazioni al servizio del buyer

Intertek Group PLC è un’azienda internazionale specializzata nei servizi di test, ispezioni e certificazioni, con 355 laboratori e 578 uffici, 18 mila dipendenti in 109 Paesi del mondo e un fatturato, nel 2006, di 174 milioni di sterline. In particolare la divisione ETL SEMKO di Intertek, fondata nel 1896 da Thomas Edison, ha messo a punto un servizio completo comprendente prove, certificazioni di sicurezza, ispezioni, audit, formazione, outsourcing, test EMC e valutazione delle prestazioni.

Quattro gli ambiti di lavoro: consumer goods; commercial & electrical; oil, chemical & agri; governement service. Il gruppo è quotato alla Borsa di Londra e cresce, a livello mondiale, con un ritmo del 15-20% annuo (in Italia del 40%). Da segnalare, l’accreditamento NRTL, necessario per certificare la sicurezza dei prodotti negli USA e il marchio di proprietà ETL Listed, un marchio di conformità agli standard di sicurezza elettrica, sempre per l’ingresso nei mercati statunitensi. Nel 2008 l’azienda ha intenzione di lanciare il servizio di product recall; un’attività che, in genere, riguarda il ritiro di prodotti di largo consumo già presenti sul mercato e che solitamente il produttore demanda a società specializzate. Un esempio è il recente ritiro dei giocattoli Mattel che, in Gran Bretagna, è stato gestito proprio da Intertek. Delle attività del gruppo e in particolare della situazione italiana abbiamo parlato con Gennaro Oliva e Marco Sostaro, rispettivamente general manager e direttore commerciale della divisione Commercial & Electrical di Intertek Italia srl.


In Italia state crescendo molto bene e molto rapidamente. Come ve lo spiegate?
La più che soddisfacente crescita del 40% è dovuta in parte alla grande attenzione che abbiamo rivolto al mercato nazionale. In particolare è la divisione Commercial Electric quella che in Italia ci ha dato, fino ad ora, le maggiori soddisfazioni. Il motivo è semplice: c’è una grande richiesta di sicurezza; una richiesta che arriva direttamente dalla distribuzione, dai buyers delle catene distributive, che cercano contemporaneamente qualità e prezzo. Va detto che è un atteggiamento derivato dai settori food, dove la distribuzione italiana è decisamente più evoluta.

In linea con gli altri Paesi europei?
Se parliamo di non food direi proprio di no e ciò è dovuto al fatto che in Italia il mercato della distribuzione è generalmente meno evoluto rispetto all’estero. Inoltre la distribuzione italiana è fatta da piccoli retailer con un’attenzione diversa per la sicurezza. Tuttavia è vero che il sistema elettrico è piuttosto complicato e articolato per ciò che riguarda la normativa e il buyer, pur avendo esperienza, ha bisogno di un supporto specializzato. In questo senso Intertek ha messo a punto un programma ‘retailer’ che si occupa di tutto quello che non può essere svolto direttamente dal retailer. E’ un’offerta molto attuale, soprattutto adesso che la gran parte degli articoli arriva dalla Cina. Lì la nostra filiale asiatica procede a tutti i controlli del caso e invia a destinazione un report dettagliato, ovvero una lista di prodotti.

Dalla procedura alla consulenza

Nella pratica cosa significa?
Significa che ci occupiamo di effettuare la vigilanza del carico, ovvero il controllo di tutto quello che viene spedito dalla Cina in Italia, dal punto di vista del packaging, dei marchi in vista, ecc. Una volta arrivata la merce alla dogana italiana, un nostro supporter procede ad un ulteriore controllo in modo da verificare che tutto corrisponda. Successivamente si passa all’attività di ‘verifica pratica’, con controlli a campione.

La verifica pratica avviene su un elenco preciso di prodotti oppure è casuale?
In genere riguarda un’ampia varietà di prodotti sia industriali sia no name, tuttavia il prodotto a marchio non viene quasi mai controllato perché è già stato precedentemente testato, secondo normative CE o secondo certificazioni conosciute, almeno nel caso dell’Europa. Naturalmente vanno distinti l’obbligo di legge e la facoltà del produttore. Come tutti sanno a livello legale c’è il marchio CE, che la legge impone per ogni prodotto immesso in Comunità. Si tratta di un’autocertificazione con la quale l’azienda dichiara che il prodotto è conforme agli standard, verificabili da laboratori interni o esterni. Il marchio aggiuntivo, ad esempio GS, si rivolge al pubblico e dà un valore aggiunto all’articolo. Detto questo, una volta che la merce arriva in Italia, procediamo con dei prelievi direttamente nei punti vendita e molto spesso in area promozionale.

La procedura è la stessa o dipende dal prodotto?
Dipende. Sul bazar le norme sono più semplici e tutto fa riferimento al codice del consumo. Dove non esistono norme, noi forniamo comunque una lista di azioni da fare per testare i prodotti. Intertek, ad esempio, dispone di un programma dedicato alle candele, un oggetto semplice e molto diffuso nelle case italiane, eppure a volte sono profumate con additivi tossici. Il servizio al retailer che abbiamo messo a punto è davvero completo e non si limita al test dei prodotti ma anche alla consulenza. Ad esempio nell’esposizione della merce.

Cosa intende?
Mi spiego. Il retailer è responsabile del messaggio che dà attraverso l’esposizione della merce e se si colloca, per fare un esempio attuale, un’illuminazione natalizia accanto ad una Barbie, il cliente è autorizzato a pensare che con entrambi gli articoli ci si possa giocare. Niente di più sbagliato, poiché tutto ciò che rientra nella categoria “natalizio” non può essere utilizzato per giocare. Sono aspetti delicati che vanno tenuti sempre presenti, anche sullo scaffale.

Dalla parte del retailer
Mi sembra che si tratti di una “filiera” lunga e delicata. Non credo che un buyer possa far fronte a tutto…
Indubbiamente è complesso, anche perché non è detto che oggi la distribuzione vada direttamente in Cina a comprare, anzi direi che succede in pochissimi casi. Ma anche in questo caso esistono delle regole e dei passsaggi precisi che spettano a soggetti differenti, che vanno controllati. Difficilmente il retailer può occuparsi di questi aspetti e allora si sente più ’scoperto’ perché non ha il controllo diretto e deve passare attraverso gli importatori. Nel settore elettrico sono presenti tanti importatori ma alcuni si comportano bene e altri meno. Ma non solo, aggiungiamo il problema della contraffazione, al quale bisogna fare molta attenzione: ad esempio il marchio GS deve avere indicato l’ente che l’ha rilasciato ma non tutti lo sanno e spesso il buyer ci casca. Per questo è necessario disporre di una grande specializzazione, come quella che ha Intertek dove c’è chi si occupa solo di un prodotto o solo di packaging. Ma non solo, per aiutare i buyer nel loro complesso lavoro organizziamo corsi di formazione dove affrontiamo le problematiche relative alle norme, alle schede prodotto, cosa fare e cosa verificare.

Che genere di riscontro state ottenendo presso la distribuzione italiana?
Il nostro servizio ha un prezzo ma è importante interpretarlo come un investimento e non un costo. Una cultura che esiste già in Usa, ma che si sta creando soltanto ora in Italia.

Nel settore del DIY l’elettroutensile è indubbiamente il prodotto “principe” da testare…
Sostanzialmente i problemi, con gli elettroutensili, riguardano la potenza, dove talvolta quella reale non è quella dichiarata. Detto questo, l’elettroutensile è uno strumento per antonomasia pericoloso e quindi la sicurezza è uno degli elementi più importanti. Intertek offre un servizio completo, basti pensare che siamo l’unico laboratorio in Europa ad avere l’equipaggiamento per testare le motoseghe.

Tra i vostri clienti avete insegne del bricolage?
Sì: Castorama, Leroy Merlin, Obi e Bricocenter, anche se va detto che lavoriamo con le case madri e in Italia, oggi, siamo più concentrati sulla gd generalista.

INTERTEK GROUP