Reach, “prove generali” da giugno

La chimica è uno dei settori trainanti dell’economia europea. Con un fatturato annuo di 455 miliardi di euro (un terzo di quello mondiale escluso il settore farmaceutico), l’Europa si colloca infatti al vertice della classifica dei produttori, e vanta una quota di mercato del 30% e una spesa nella ricerca paragonabile a quella degli Usa.

Ma l’Europa può vantare anche un primato qualitativo: ovvero di essere stata promotrice di un nuovo regolamento che stabilisce un quadro unico per la registrazione, la valutazione e l´autorizzazione dei prodotti chimici: il Reach. Un regolamento che inverte l’onere della prova, ovvero prevede l'obbligo per le industrie di raccogliere informazioni complete sulle proprietà delle sostanze da esse fabbricate (o importate in quantità non inferiore a una tonnellata l'anno), nonché di dimostrarne la sicurezza di utilizzazione.

Procedure che prima erano invece di competenza delle autorità pubbliche. E che tra le tante novità inserisce anche il principio che qualora sia reperibile un prodotto non pericoloso per l’ambiente e la salute (del lavoratore e del consumatore) questo debba avere la preferenza in via autorizzativa rispetto ad altri che sono dichiaratamente pericolosi.

Reach, complicazione o opportunità?
Un principio, inserito ancora in maniera abbastanza timida nella stesura finale del regolamento approvato, ma che induce in maniera netta le industrie del settore a lavorare e a fare ricerca per ottenere prodotti sempre più e maggiormente compatibili. E che potrebbe aiutare il settore europeo a rilanciare la propria immagine e guadagnare in competitività nel mercato globale, orientando la produzione verso la sostenibilità.

Processo non facile e su cui l’industria ha da sempre mostrato una certa reticenza, opponendo anche una forte contrarietà alla definizione del Reach stesso.
“Il Reach è una complicazione gigantesca” ha dichiarato il presidente di Federchimica Giorgio Squinzi in occasione della prima conferenza nazionale sull’attuazione del Reach che si è svolta pochi mesi fa a Roma, preannunciando “un ingolfamento ciclopico” per la quantità di richieste che arriveranno all’Agenzia di Helsinki individuata per la registrazione.

Tanto che secondo Squinzi alcune aziende europee rinunceranno a produrre certe sostanze, preferendo importarle da paesi terzi, che non sono soggetti agli stessi controlli. In realtà l’obbligo di registrazione è previsto anche per le materie importate e quindi il problema si porrebbe lo stesso, ma il tema è casomai quello dell’autorizzazione delle sostanze pericolose. Su cui appunto il nuovo regolamento intendeva dare uno stimolo alla ricerca di materie e prodotti che fossero meno pericolosi e quindi sostituire, seppure in maniera graduale nel tempo, quelli a maggiore criticità ambientale e sanitaria.

”E’ una grande opportunità quella che offre il Reach - è invece l’opinione di Rino Pavanello segretario nazionale di Ambiente e Lavoro – E’ indubbio che stimolerà in maniera forte la ricerca anche per sostituire le sostanze più pericolose. E darà la possibilità, soprattutto in Italia di creare nuova occupazione ad alta professionalità e qualificazione.

In Italia infatti abbiamo perso terreno nella chimica di base, ma nonostante qualche arretramento di posizione, restiamo un paese ad alta densità di occupazione in questo settore. E il Reach può essere l’occasione per migliorare e aumentare questa occupazione sia nella produzione, ma anche nel settore del controllo. Dipende anche da quale sarà l’incentivazione da parte del Governo”.

Dall’Unione europea intanto arriva il calendario per la registrazione del Reach (Registration, evaluation, autorization of chemicals): l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Eacha) pubblica sul proprio sito il promemoria dei termini entro i quali i fabbricanti ed importatori dovranno registrare le sostanze chimiche in base al nuovo regolamento 1907/2006/Ce e della direttiva 2006/121/Ce.

Le nuove regole stabiliscono infatti un obbligo di registrazione pubblica per la produzione e la commercializzazione di quasi tutte le sostanze chimiche e un obbligo di autorizzazione per la produzione e l’immissione sul mercato di quelle più pericolose per la salute umana e dell’ambiente secondo un preciso calendario: tra il 1° giugno 2008 ed il 1° dicembre 2008 occorre effettuare la “preregistrazione”; entro il 30 novembre 2010 occorre registrare le sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per il sistema riproduttivo fabbricate o importate in misura uguale o maggiore di una tonnellata annua, le sostanze molto tossiche per ambiente marino ≥ 100 tonnellate annue e le altre sostanze ≥ 1000 tonnellate annue; entro il 31 maggio 2013 occorre registrare le sostanze fabbricate o importate in misura ≥ 100 tonnellate annue; entro il 31 maggio 2018 occorre registrare le sostanze fabbricate o importate in misura ≥ 1 tonnellata annua.

 

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