Sinergie internazionali e opportunità locali

In forza al gruppo Rinascente dal 1970 prima in Upim, successivamente in Città Mercato e infine in BricoCenter, Mario Urgese - con l’acquisizione di Sib da parte dei francesi di Leroy Merlin – è passato, nel 2000, a incarichi internazionali, con la qualifica di Directeur Synergie Produits Internationale. Un’esperienza importante soprattutto in relazione al settore acquisti (per tutte le insegne del gruppo), l’organizzazione, le metodologie e le strategie. Per approfondire i diversi aspetti del suo lavoro BricoMagazine lo ha incontrato.

Possiamo spiegare il suo lavoro?
Certamente. Il mio compito è quello di coordinare il lavoro dei capiprodotto internazionali, relativamente alle singole strategie delle diverse insegne e all’ubicazione geografica delle stesse. Il tutto specificamente nel settore ferramenta.

Leroy Merlin, Bricocenter, ma anche Obi, Aki, Bricoman e Domaxel. 6 insegne con specifiche piuttosto differenti…
Si, tant’è che la divisione dove opero ha avuto, in questi ultimi anni, uno sviluppo fondamentale e necessario. Necessario perché inizialmente le gamme venivano sviluppate in Francia e le altre business unit - ovvero i punti vendita o le insegne presenti in altri paesi - si adeguavano con tutti gli inconvenienti del caso. Oggi il mio compito e quello degli altri miei quattro colleghi è quello dimettere insieme i capiprodotto, trovare gli argomenti e le necessità per passare da una fase "gamma francese" ad un’offerta di Gruppo declinata con i dovuti adattamenti locali.

Ciò significa che i compratori sono in sede centrale in Francia?
Non solo, anche nei singoli paesi ci sono i compratori, con alcune differenze. Ad esempio in Francia la presenza è molto capillare e, per fare un esempio, nel settore utensileria esistono ben due compratori: uno per la manuale e uno per l’elettroutensile. In questo caso il livello di competenza è molto elevato e dettagliato. Per contro in altri paesi abbiamo ancora compratori che devono occuparsi anche di due reparti diversi.

In che modo avviene lo scambio di informazioni tra sede centrale e business unit?
Tutto è utile per raggiungere il miglior obiettivo. Pertanto è nostro compito riunire e mettere in comune le migliori esperienze con uno scambio che tiene conto, in modo equo, di tutti i suggerimenti e le indicazioni.

Attualmente, rispetto ad un assortimento tipo di Bricocenter, quanto conta, in percentuale, l’internazionalità?
Se riferito ai grandi marchi direi che la percentuale è del 95% con contratti stipulati a livello internazionale, per rendere più omogeneo e interessante il legame con i fornitori. Per quanto riguarda le forniture locali, sia Bricocenter sia Leroy Merlin Italia lavorano in stretta collaborazione e, pur avendo politiche commerciali un po’ diverse, direi che su 100 fornitori 90 sono comuni. Diciamo che le forniture internazionali influiscono su Leroy Merlin Italia per il 50% e su Bricocenter per il 30%.

Dal 2000 lei lavora in Francia, operando sui mercati internazionali. Che idea ha oggi del mercato italiano rispetto agli altri?
In Italia esistono delle differenze strutturali, basti pensare che a fronte di un patrimonio immobiliare costituito al 30% da case unifamiliari, in Francia la percentuale è del 60%. Già questo dato dà la dimensione delle diverse necessità di bricolage. Inoltre in Italia il mercato del fai da te sconta ancora il basso costo della manodopera rappresentata dagli artigiani. Direi che è un mercato molto simile a quello spagnolo.

E quali dei mercati dove lavora trova un maggiore dinamismo?
In questo momento è molto interessante quello che sta accadendo in Polonia, paese ad alto potenziale bricolage e dove sono presenti tutti i retailers. Questo anche perché, in qualche modo, rappresenta la via d’ingresso per la Russia.

Dove siete presenti con due punti vendita…
Sì, a Mosca e con grandi risultati. C’è una ricerca spasmodica di prodotti occidentali, anche perché attualmente in Russia non c’è una vera e propria industria manifatturiera e quello che viene prodotto non è di grande qualità.

Parliamo di fornitori, coprotagonisti fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi.
La parola e il concetto di partnership diventano sempre più importanti nel nostro lavoro, anche se all’inizio è stato difficile. Fino a qualche anno fa i fornitori vedevano lo sviluppo della grande distribuzione come una minaccia e hanno passato anni ad impiegare sforzi ed energie per contenerne lo sviluppo e proteggere le proprie quote presso il rivenditore tradizionale. Naturalmente, con il tempo, l’atteggiamento è cambiato e, si sono, e si continuano a creare partnership molto solide, costruttive ed equilibrate.

Parliamo di Gda. Qual è il suo punto di vista relativamente all’assortimento bricolage presente in queste strutture?
Gli ipermercati oggi usano il bricolage, che ha mediamente una quota sul totale compresa tra il 10 e il 15%, come categoria merceologica per recuperare marginalità. E’ un processo che è andato aumentando negli ultimi 4/5 anni, soprattutto utilizzando promozioni spot, con pallbox, ogni 2/3 mesi e vendendo prodotti a prezzi estremamente competitivi. Questo un po’ danneggia la gds perché hanno margini di manovra che noi non abbiamo.

Un altro argomento "principe" di questi tempi è la Cina. Come non parlarne con un insegna internazionale?
Certamente, lo capisco. Personalmente sono 20 anni che vado in Cina e ne vivo i cambiamenti. Una volta – parlo degli anni Ottanta - era difficile entrarci. Si arrivava ad Hong Kong oppure a Taipei e ci si rivolgeva alle società di trading più importanti che vendevano prodotti più o meno confezionati. Col tempo la fiera di Canton è diventata sempre più importante, il mercato si è aperto e non so quanti voli alla settimana vengono effettuati per la Cina. Oggi si trova di tutto e a qualsiasi livello e c’è un’atmosfera inimmaginabile, sembra l’Italia degli anni Sessanta. Il governo cinese si è comportato in modo intelligente e per attirare gli stranieri ha offerto terreni gratis per costruirci fabbriche chiedendo – ora non più – di fare partnership e assumere manodopera locale. Oggi tutti i più grandi produttori del mondo sono presenti in Cina e la fascia costiera si è profondamente trasformata.

Quindi oggi chiunque può andare in Cina e farsi produrre un trapano o una pinza come vuole e della qualità che vuole?
Direi proprio di sì. I primi anni era più complicato, ad esempio comperavo delle pinze cinesi dalla società di trading ma la confezione doveva essere fatta altrove perchè in Cina non erano capaci. Oggi i cinesi sono in grado di produrre qualsiasi cosa e di personalizzarlo in tempo reale con il cliente presente. E la qualità è a tutti livelli.

Ma questo processo di rapida organizzazione non produce un fisiologico aumento dei prezzi?
In teoria si, ma non dimentichiamo che la forza della Cina sta nell’enorme serbatoio umano e nelle dimensioni del territorio. E’ vero che oggi Shangai è una città cara, ma non ci mettono molto a spostare un’intera fabbrica in una zona ancora depressa. Direi che possono andare avanti per molto tempo in questo modo. Almeno 50 anni!

Quanto incide sul vostro assortimento il prodotto cinese?
Per fare un esempio, per quanto riguarda l’utensileria, circa il 14% sul totale fatturato. Va detto, però, che il Gruppo Leroy Merlin è molto attivo in relazione ad una politica di salvaguardia dei posti di lavoro e, di conseguenza, appena possibile, preferisce comperare europeo.

LEROY MERLIN

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