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Mercatone Uno verso la fine del commissariamento: i fornitori non ci stanno

Mercatone Uno verso la fine del commissariamento: i fornitori non ci stanno

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Le aziende ex fornitrici dell’insegna puntano il dito contro la risoluzione presa dai commissari straordinari. Ecco le criticità sollevate.

 

Il 23 novembre i commissari governativi intendono chiudere la procedura in continuità e passare alla liquidazione di quel che resta di Mercatone Uno. Una mossa che ha destato l’immediata reazione da parte dell’associazione fornitori Mercatone Uno, organismo nato con l’obiettivo di tutelare gli interessi delle aziende fornitrici della catena andata in fallimento.

 

“I commissari – segnala l’associazione in una nota stampa – in vista dell’ormai prossima scadenza dell’Amministrazione Straordinaria, e delle probabili conseguenze anche giudiziarie di tutto questo, dichiarano possibile vendere ai dipendenti l’attivo convertendo i crediti, cedono i punti vendita senza dialogare con i fornitori-creditori e senza che a questi sia dato sapere a che valore di realizzo”.

 

“Ci siamo fidati dello Stato e del Mise e ora ci domandiamo: chi vigila su tutto questo, quale sorveglianza c’è su atti che svalutano l’attivo e aumentano il passivo? – commenta William Beozzo, direttore di associazione fornitori Mercatone Uno -. Dopo la scomparsa dalla scena del vice capo di Gabinetto Giorgio Sorial, chi si occupa di verificare e tutelare i diritti di chi ha lavorato per sostenere un’azienda non propria in nome e per conto dello Stato? L’Istituto dell’Amministrazione Straordinaria utilizza professionisti privati ma l’interlocutore è il Ministero; qui non siamo negli Stati Uniti. Urgono risposte, perché la questione è tutt’altro che chiusa e sono troppi e palesi gli interessi in campo, trasformando spesso parti responsabili (la magistratura dirà se colpevoli) in parti lese o in garanti”.

 

L’associazione lamenta inoltre che i nuovi commissari “hanno tenuto aperta l’Amministrazione Straordinaria senza aprire i punti vendita, hanno tolto le insegne finendo di svalorizzare il marchio e hanno rigettato l’ipotesi avanzata dai fornitori di convertire i crediti (sia delle aziende fornitrici che dei dipendenti di Mercatone) in quote di partecipazione di una newco per il rilancio degli assets ancora presenti”.