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Amazon Tax, una spinta al click&collect?

Amazon Tax, una spinta al click&collect?

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La tassa sulle consegne a domicilio potrebbe favorire i retailer multicanale, ma presenta numerose criticità… e potrebbe avvantaggiare Amazon anziché penalizzarla.

 

E’ già acceso il dibattito intorno alla cosiddetta Amazon Tax, annunciata dal Governo, che dovrebbe colpire le consegne ecommerce a domicilio eseguite con mezzi non ecologici. Detto che non sono ancora state definite le modalità di applicazione ne la consistenza, è evidente che la misura è pensata per favorire il commercio ‘fisico’, ma contribuirebbe anche ad accrescere la competitività dei player online che dispongono di sistemi di consegna alternativi. E il pensiero va subito al click&collect, una tipologia di vendita che continua a guadagnare spazi, ma rimane sempre una scelta di nicchia rispetto alla consegna a domicilio, preferita dalla stragrande maggioranza degli utenti. Se però il ritiro sul punto vendita risultasse più economico le cose cambierebbero e potrebbero aprirsi nuovi interessanti scenari per i retailer fisici.

 

Va detto che questa nuova tassa è al centro di una serie di polemiche per lo più giustificate da parte del mondo dell’ecommerce e non solo. Prima di tutto, ad una analisi approfondita, risulta chiaro come Amazon, che dovrebbe essere la prima destinataria della tassa, potrebbe addirittura uscirne avvantaggiata. Infatti, i più penalizzati sarebbero i piccoli corrieri e i piccoli ecommerce, mentre Amazon dispone già di una forte rete di consegna alternativa al domicilio (locker e punti di ritiro) e inoltre sarebbe l’unico player logistico con una capacità di investimento tale da poter sostituire in tempi brevi i suoi mezzi inquinanti con veicoli elettrici.

 

Oggi appare evidente come il business che interessa maggiormente ad Amazon non è quello del commercio di prodotti, un settore con bassi margini e concorrenza esagerata, ma quello della logistica, puntando a vendere le sue prestazioni anche agli altri ecommerce e soprattutto alle aziende che vogliono praticare il DTC (Direct To Consumer), come sta già facendo in altri paesi con il servizio Buy with Prime. In questa ottica, la Amazon Tax potrebbe essere la goccia che porta al tracollo molte imprese logistiche piccole e medie, già sotto stress per inflazione e aumento dei costi, andando ad accrescere le quote nel mercato logistico del player USA che si vorrebbe colpire.

 

Anche la motivazione ecologica non convince. Recenti studi dimostrano come l’ecommerce abbia un impatto ridotto sull’ambiente rispetto a quello generato dal retail fisico consentendo di ridurre da quattro a nove volte il traffico generato dallo shopping nei negozi e le consegne ai clienti rappresentano lo 0,5% del traffico totale nelle aree urbane. Inoltre, risulta che l’ecommerce genera da 1,5 a 2,9 volte in meno di emissioni di gas serra. Infine, penalizzare un settore in forte crescita, tra i più dinamici del nostro mercato, certamente aggraverà il divario dei nostri operatori rispetto a quelli di altri paesi in un comparto nel quale già l’Italia non brilla particolarmente.