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Aperture retail non food: periferie battono centri urbani

Aperture retail non food: periferie battono centri urbani

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Nel 2021 ci sono state più nuove aperture di negozi non food nelle aree periferiche che nei centri urbani. I risultati del TradeLab Shopping Index.

 

La prossimità è un modello di sviluppo importante per il retail del futuro, ma prossimità non significa solo negozi urbani, anzi, come dimostra la classifica dei contenitori commerciali più attrattivi elaborata dal TradeLab Shopping Index, la numerica delle nuove aperture di negozi non food nel 2021 premia soprattutto le periferie.

 

Infatti gli ultimi 12 mesi hanno confermato la ripresa delle aree urbane periferiche (+0,7% il numero dei punti vendita), che restano ancora poco presidiate dalla rete moderna non alimentare, ma che hanno beneficiato dello smart working, che ha agevolato le realtà vicine ai luoghi ad elevata densità abitativa. La ripresa delle realtà extraurbane è un dato evidente anche se si considerano i due grandi agglomerati che emergono fuori dalle realtà cittadine: i parchi commerciali (+3,4%) e i factory outlet (+1,5%). La maggiore propensione alla frequentazione dei luoghi commerciali all’aperto iniziata durante la pandemia resta un fenomeno attuale e sta portando a una rivitalizzazione ed evoluzione di queste strutture commerciali, e in particolare degli outlet village.

 

Secondo la fotografia scattata dall’Osservatorio Non Food 2022 di GS1 Italy su 29 mila punti vendita appartenenti a 275 gruppi del retail moderno non alimentare (specializzato e despecializzato), il commercio urbano centrale resta l’agglomerazione più rilevante in termini di numerica di punti vendita (44,2% del totale), ma continua a ridurre la sua presenza sul territorio (-0,8% annuo). In calo (-0,6%) anche il numero dei punti vendita della seconda agglomerazione per importanza: i centri commerciali (39,2% di quota), che stanno affrontando una fase di trasformazione e riposizionamento e stanno integrando format di ristorazione, esperienze di intrattenimento e servizi di vario genere (ad esempio, servizi sanitari o postali). Pesante ridimensionamento per gli altri poli, come aeroporti e stazioni, che rappresentano solo l’1,1% del totale della rete moderna Non Food e che, in un anno, hanno perso il 9,2% dei punti vendita.

 

I tanti cambiamenti nella top ten dei centri commerciali confermano la pressione su questi format distributivi e l’evoluzione in atto. Il centro commerciale più appealing d’Italia resta l’Orio Center, alle porte di Bergamo, seguito dal Porta di Roma. Al terzo posto sale Roma Est, che guadagna una posizione rispetto al 2020 e scalza il Campania di Marcianise (CE), sceso al quarto posto. In quinta posizione si conferma Il Centro ad Arese (MI), al sesto sale Euroma 2 e al settimo si colloca Le Gru di Grugliasco (TO). Perde invece, tre posizioni, scendendo al nono gradino Città Fiera di Martignacco (UD). Da segnalare l’ingresso nella top ten di due new entry: sono Fiordaliso a Rozzano (MI), che passa dal dodicesimo all’ottavo posto, e Carosello a Carugate (MI), passato dall’undicesimo al decimo posto.

 

LA TOP TEN DEI CENTRI COMMERCIALI ITALIANI SECONDO IL TRADELAB SHOPPING INDEX