
Art: il mercato italiano del casalingo supera gli 8 miliardi
In testa alle vendite gli articoli da cucina (+7,9%). Canali: le catene specializzate sono la prima scelta, ma cresce l’e-commerce.
Il mondo della tavola, della cucina e della decorazione chiude il 2025 a 8,08 miliardi di euro, con una crescita del +6% rispetto alla precedente rilevazione del 2023. È quanto emerge dalla ricerca Format Research sul settore, commissionata dall’Associazione ART – Arti della Tavola e del Regalo di Confcommercio.
Gli articoli da cucina si confermano come il punto di forza del comparto, con un valore di 5,59 miliardi di euro (+7,9%). Il segmento ‘articoli da tavola’ (piatti, bicchieri, posate) cresce del +2%, attestandosi a 1,52 miliardi di euro. Mentre l’oggettistica da casa incide per 0,96 miliardi di euro sul totale mercato.
Il panorama della distribuzione sta cambiando volto, con una progressiva riduzione del peso dei punti vendita fisici (-11,2% per il dettaglio tradizionale).
Le catene specializzate (per esempio Maisons du Monde, Ikea, Zara Home) restano il primo canale (50,2%), ma l’online continua la sua scalata raggiungendo il 45,6% delle preferenze. Guadagna terreno la gdo, dove i grandi supermercati e gli iper sono scelti dal 45,5% dei consumatori per gli acquisti casa.
Aumenta l’uso dei programmi fedeltà (+3,3%), mentre il 35,3% degli italiani ha sfruttato le offerte del Black Friday per rinnovare la propria dotazione domestica.
Quali sono i driver d’acquisto del settore? La motivazione principale è la sostituzione di oggetti usurati (49,8%), seguita dal desiderio di possedere prodotti nuovi o mancanti (45,6%). Il prezzo rimane la molla fondamentale per il 53,3% del campione, seguito da promozioni e sconti (48,9%).
Cresce, infine, l’attenzione all’ambiente: per il 56,3% dei consumatori, la sostenibilità di un brand è un fattore importante. Per il 12,1% degli intervistati, il posizionamento “green” è addirittura il criterio di scelta principale. Il 40,9% è disposto a pagare un sovrapprezzo per prodotti sostenibili; di questi, quasi il 10% accetterebbe un aumento di prezzo superiore al 25%.














