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Buttarelli, Federdistribuzione: cosa attenderci per il 2023

Buttarelli, Federdistribuzione: cosa attenderci per il 2023

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Primo semestre con inflazione elevata e consumi rallentati. Scendono i costi di alcune materie prime, nonché quelli per i trasporti.

 

Inflazione ancora alle stelle (al +6%, mentre prima della guerra era all’1,5%) e consumi in frenata per il primo semestre del nuovo anno. Lo scenario permane dunque complesso, ma si intravede qualche segnale positivo, a partire dall’attuale dinamica di rallentamento delle quotazioni di una serie di materie prime. Il tutto, nella consapevolezza che sia la ripresa delle vendite che la diminuzione dei costi delle commodities molto dipendano dall’evoluzione della situazione geopolitica. Ne abbiamo parlato con Carlo Alberto Buttarelli, direttore relazioni di filiera e direttore ufficio studi di Federdistribuzione.

 

Che 2023 possiamo attenderci?

Negli ultimi mesi dello scorso anno, e da ottobre in particolare, abbiamo rilevato un forte rallentamento delle vendite retail, forse pure superiore rispetto alle nostre previsioni, e che si è avvertito anche negli acquisti per i regali del periodo natalizio. Questa riduzione dei consumi rispecchia il sentiment diffuso nella popolazione, preoccupata dei noti aumenti delle bollette di gas e luce, come emerge dalle rilevazioni che realizziamo periodicamente con Ipsos. Prevediamo che le misure messe in atto dalle famiglie nel 2022 per tutelare la propria situazione economica proseguiranno anche nei primi mesi del 2023. Detto questo, è altrettanto vero che l’attitudine delle persone alla spesa dipenderà, evidentemente, anche dalle bollette energetiche che arriveranno nel periodo.

 

Cosa vi aspettate, su questo fronte?

Se, come speriamo, il prezzo del gas continuerà a scendere, e se il disaccoppiamento del costo del gas da quello dell’elettricità continuerà, la visione negativa e attendista delle famiglie potrebbe attenuarsi, influenzando positivamente i consumi, soprattutto nel food. Il non alimentare, ed i beni durevoli e semi durevoli, sono cioè i più colpiti quando c’è un rallentamento dei consumi o una preoccupazione per la propria situazione economica, per l’ovvia ragione che, in molti casi, si tratta di spese rinviabili.

 

Eppure segmenti come il fai da te e il casalingo hanno retto bene il colpo…

Certamente i comparti del non alimentare legati alla sfera della casa hanno avuto effetti più positivi. Come noto, le fasi di lockdown hanno fatto rinascere l’interesse degli italiani per la cura degli ambienti domestici, favorendo la crescita di settori comerciali quali il bricolage per esempio. Lo smartworking, a tutt’oggi piuttosto diffuso, ha giovato al mercato dell’elettronica di consumo; così, gli incentivi per l’edilizia hanno dato impulso al settore delle costruzioni. Devo ammette però che, in tutti questi segmenti, si evidenzia una tendenza al rallentamento. Ci attendiamo che i primi mesi del 2023 saranno particolarmente preoccupanti in questo senso, anche perchè l’inflazione dovrebbe restare molto elevata, condizionando l’andamento dei consumi almeno per tutto il primo semestre.

 

Avete fatto una stima della crescita inflattiva?

La proiezione degli istituti deputati è di un’inflazione al 6%, mentre prima della guerra era inferiore all’1,5%. E anche se il contesto geopolitico divenisse un pò meno critico, riteniamo che l’inflazione resterà comunque su valori significativi, anche se sicuramente la fine della guerra aprirebbe a un primo semestre 2023 con qualche aspettativa un po’ più positiva per i consumi.

 

E in merito ai costi delle materie prime, com’è la situazione?

Auspichiamo che prosegua la dinamica di rallentamento delle quotazioni delle materie prime che ha caratterizzato le ultime settimane; in alcuni casi, possiamo parlare addirittura di una vera e propria flessione. La vediamo, per esempio, nei costi di trasporto, che sono scesi.

Ci sono poi materie prime che hanno rallentato la loro corsa all’aumento, pur mantenendosi ancora su livelli alti. In questo caso, la situazione potrebbe modificarsi, in senso postivo o negativo, sempre a seconda dell’evolvere dello scenario geopolitico. E cioè se il contesto di guerra dovesse ulteriormente aggravarsi, anche il costo di tali commodities potrebbe tornare ad aumentare, con una fiammata inflattiva ulteriormente alimentata. In caso contrario, è prevedibile quanto meno una stabilizzazione dei costi, con un conseguente impatto positivo sui prezzi al consumo.

 

L’intervista integrale ad Alberto Buttarelli, direttore relazioni di filiera di Federdistribuzione, sarà disponibile nel numero di Bricomagazine gennaio-febbraio 2023.