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Case green, approvata direttiva UE, Italia contro

Case green, approvata direttiva UE, Italia contro

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E’ definitiva la Direttiva Case Green per l’efficientamento energetico degli edifici comunitari.

 

Nella mattina del 12 aprile è arrivato il via libera alla direttiva Ue sulle Case Green (EPBD – Energy Performance of Buildings Directive) per l’efficientamento energetico degli edifici comunitari. L’accordo gli Stati Membri lo avevano già raggiunto da mesi dopo un percorso durato due anni, precisamente il 7 dicembre scorso, quando si era svolto un vertice tra Parlamento europeo, Consiglio e Commissione europea.

 

L’Ecofin, la riunione dei ministri delle Economia e delle Finanze europei, venerdì scorso ha quindi approvato la Direttiva che si pone l’obiettivo di azzerare le emissioni dell’intero parco immobiliare europeo entro il 2050, ma l’Italia ha votato contro. E anche l’Ungheria. Croazia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Svezia si sono astenute mentre tutti gli altri Paesi dell’Unione europea hanno votato a favore.

 

Ogni Stato membro potrà adottare la propria strategia per tagliare del 16% entro il 2030 il consumo media di energia primaria degli edifici residenziali e del 20-22% entro il 2035. Per gli edifici non residenziali si dovrà ristrutturare il 16% degli edifici con le prestazioni peggiori entro il 2030 e il 26% entro il 2033.

 

La direttiva rafforzerà l’indipendenza energetica dell’Europa, in linea con il piano REPowerEU, riducendo l’uso di combustibili fossili importati. Ora tutti gli edifici residenziali e non residenziali di nuova costruzione dovranno avere zero emissioni in loco da combustibili fossili, dal 1º gennaio 2028 per gli edifici di proprietà pubblica e dal 1º gennaio 2030 per tutti gli altri edifici di nuova costruzione, con la possibilità di deroghe specifiche. Inoltre nuove disposizioni per eliminare progressivamente i combustibili fossili dal riscaldamento negli edifici e promuovere la diffusione di impianti solari, tenendo conto delle circostanze nazionali.

 

Gli Stati membri non solo dovranno definire le eventuali esenzioni dalla norma, ma anche tutte le misure e gli incentivi necessari a raggiungere i target stabiliti. Ma potranno adeguare gli obiettivi in base all’effettiva disponibilità di manodopera qualificata e alla fattibilità tecnica ed economica dei lavori di ristrutturazione.

 

Il testo diventerà definitivo quando sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea e da lì scatteranno due anni di tempo per il recepimento. Tempo in cui i Paesi membri, Italia compresa, dovranno presentare un loro piano di ristrutturazione del parco edilizio residenziale. Un insieme di tappe che indicherà come giungere ai target stabiliti a Bruxelles.