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Chiusure dei punti vendita nel fine settimana. E il brico?

Chiusure dei punti vendita nel fine settimana. E il brico?

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Al momento il settore è in attesa di comunicazioni ufficiali, che dovrebbero arrivare nell’arco delle prossime 24 ore.

 

La repentina evoluzione della curva epidemiologica spinge alcune regioni a chiudere, nel fine settimana, i punti vendita della media e grande distribuzione non food, tra cui i centri commerciali. Regione Lombardia, per esempio, manterrà aperte solo le strutture di vendita dell’alimentare e dei beni di prima necessità. La nota emanata da Regione Lombardia non spiega però in maniera dettagliata quali siano i negozi di ‘beni di prima necessità’ che potranno restare operativi; per questo, ad ora, non è dato sapere se siano inclusi anche i centri brico.

 

Regione Piemonte ha specificato che, nel weekend, chiuderà i centri commerciali non food, tenendo aperti solo negozi alimentari e farmacie.

 

In sostanza, quali negozi non food di media e grande dimensione potrebbero chiudere? Sulla base dell’ultimo decreto legislativo sull’argomento, si considerano di medie superfici i punti vendita con dimensioni che vanno dai 151 ai 1.500 mq, nei comuni con popolazione residente inferiore a 10mila abitanti, o dai 251 ai 2.500 mq, nei comuni con popolazione residente superiore a 10mila abitanti; le grandi superfici hanno una superficie superiore ai limiti delle medie superfici.

 

La disposizione (che, in Lombardia, dovrebbe essere firmata nella giornata di domani, giovedì 22 ottobre) sta destando la preoccupazione del mondo del commercio. Le associazioni di categoria Cncc, Confcommercio Lombardia, Confimprese, Federdistribuzione e Fipe, hanno emanato nelle scorse ore un comunicato in risposta alle nuove ordinanze: con la chiusura dei negozi nel fine settimana, il settore stima perdite del fatturato ben superiori al 30% entro la fine dell’anno. Nella nota stampa si ribadisce inoltre che “pur condividendo la necessità di mettere in atto tutte le misure necessarie per contrastare la diffusione del Covid-19, anche valutando la definizione di ulteriori protocolli di sicurezza, è necessario considerare le conseguenze su un comparto già compromesso da oltre due mesi di chiusura, che hanno generato importanti contrazioni di vendita a fronte di costi fissi incomprimibili e spese aggiuntive per il rispetto dei protocolli di sicurezza. Il settore è il motore dell’intera economia. Affossare il retail significa affossare l’economia del Paese”.

 

Le associazioni del settore invitano inoltre a “valutare tutte le possibili soluzioni che tutelino sia la sicurezza sanitaria sia la tenuta del sistema economico e di un settore fondamentale come il commercio che, qualora il provvedimento dovesse essere approvato, necessiterebbe di misure adeguate per sostenere la continuità delle imprese”.