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Contrordine, il parco fornitori torna ad allargarsi… e ad avvicinarsi

Contrordine, il parco fornitori torna ad allargarsi… e ad avvicinarsi

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Dopo anni in cui i rivenditori del canale brico hanno puntato sulla riduzione dei fornitori e sulle importazioni dirette, oggi la pandemia ha incrinato queste certezze e indotto a ripensamenti.

Nelle interviste ai retailer del canale brico che questa testata ha pubblicato negli ultimi anni, quasi tutti hanno manifestato l’intenzione di razionalizzare e ridurre il numero di fornitori per rispondere a una serie di esigenze:

  • più volumi su un unico fornitore permettono di ottenere prezzi più bassi;
  • è possibile concentrarsi sulle aziende che garantiscono una logistica più efficiente, quindi più rotazione, meno magazzino, meno rotture di stock;
  • è più facile mettere a punto le procedure per interfacciarsi in modo completamente digitale sia nel ciclo ordini fatture sia per lo scambio informativo;
  • non è detto che riducendo il numero di fornitori debba impoverirsi l’offerta, attraverso accordi di category management è possibile preservare la varietà dell’assortimento.

 

Inoltre, per certe merceologie, tipicamente quelle stagionali, è ormai diventata la prassi approvvigionarsi direttamente dalla Cina (o da altro paese del Far East), mettendosi in casa con largo anticipo tutti i prodotti per le campagne promozionali su cui impostare i volantini e calcolare con attenzione prezzi e margini.

 

Può anche darsi che nel giro di uno o due anni tutto torni a scorrere placidamente come prima, ma al momento la pandemia ha largamente incrinato questi due capisaldi della strategia commerciale dei rivenditori del bricolage. Per le note problematiche legate prima ai lockdown, poi alla scarsa reperibilità delle materie prime e alle difficoltà di trasporti dall’Asia, molti fornitori nell’ultimo anno non sono stati in grado di consegnare i quantitativi di merce richiesti, facendo perdere preziosi fatturati ai retailer in momenti in cui la domanda era particolarmente forte.

 

Da qui il ritorno di interesse verso una politica commerciale che comprenda un parco di fornitori più vasto e che permetta di avere più opzioni, più scelta, più ‘scappatoie’ – se vogliamo – in caso di necessità. Anche la distanza geografica dagli stabilimenti di produzione si è rivelata un fattore determinante. Ci si è resi conto che trovarsi ostaggio di eventi geopolitici imprevedibili che portano gravi conseguenze di cui è impossibile quantificare entità e durata è un rischio troppo grosso. Molti rivenditori hanno scoperto che con una ricerca accurata dei fornitori e un aggiustamento degli assortimenti è possibile approvvigionarsi nel nostro continente a prezzi non tanto diversi da quelli cinesi. Un esempio? Un’insegna ci ha riferito di aver sostituito con successo alcuni mobili di arredo giardino in legno di provenienza cinese con altri in materiali plastici di produzione europea.