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Dazi e shock energetico: ricomincia la corsa dei listini (sondaggio)

Dazi e shock energetico: ricomincia la corsa dei listini (sondaggio)

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Alluminio, acciaio, vernici, plastica e materiali da costruzione sotto pressione: il fronte delle materie prime è diventato caldissimo per migliaia di imprese manifatturiere, edili e distributive del Paese.

 

Il conflitto nel Golfo Persico sovrapposto alle problematiche legate ai dazi commerciali degli USA ha innescato una reazione a catena che oggi investe il sistema produttivo italiano. Petrolio oltre i 100 dollari al barile, noli marittimi in impennata, forniture incerte e listini rivisti giorno per giorno: il fronte delle materie prime è diventato il principale campo di battaglia per migliaia di imprese manifatturiere, edili e distributive del Paese.

 

Alluminio e acciaio

Tra i comparti più esposti figurano quelli dei metalli di base. Per l’alluminio, la crisi si sovrappone a una fragilità strutturale che affligge l’Europa da anni: negli ultimi anni la capacità produttiva primaria si è ridotta di circa un terzo, mentre la disponibilità dei Paesi del Golfo – ora interrotta – copriva tra il 15 e il 20% del commercio internazionale. A questo si aggiunge il blocco pressoché totale delle forniture russe, che valgono tra il 12 e il 15% della produzione mondiale. La Cina, pur rappresentando circa il 47% del totale globale, destina quasi interamente il proprio metallo al mercato interno. E l’India, a causa del razionamento delle forniture di gas, ha fermato la produzione.

 

Sul versante dell’acciaio, le difficoltà hanno una matrice diversa ma ugualmente pesante. L’introduzione piena del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) ha tradotto le ambizioni green dell’Europa in tasse all’importazione e contingentamenti severi – con imposte del 50% oltre le soglie previste – misure concepite per proteggere i residui produttori europei dai costi degli ETS (Emission Trading System), ma che rischiano paradossalmente di mettere fuori mercato le aziende metalmeccaniche del continente, costrette ad approvvigionarsi ad alto costo mentre competono con semilavorati importati prodotti con acciaio molto più economico.

 

Petrolchimica, vernici e plastiche

Ovviamente anche nella filiera petrolchimica le tensioni si manifestano con notevole violenza. Secondo una survey di ANIE Confindustria condotta su oltre duecento aziende associate, più della metà delle imprese segnala incrementi rilevanti dei costi di trasporto (57%) e delle materie prime (53%), mentre il 74% indica ritardi nelle consegne. Gli aumenti nella filiera possono raggiungere fino al 30% dei costi complessivi delle lavorazioni, con i conglomerati bituminosi, gli asfalti e i prodotti per ripristini tra i materiali più colpiti.

 

Le termoplastiche registrano rialzi superiori al 30%. Le imprese italiane che si occupano della trasformazione delle materie plastiche si trovano oggi a fronteggiare un’emergenza che mette a rischio la tenuta di un comparto vitale per l’economia nazionale, con incrementi repentini e imprevedibili dei prezzi delle materie prime, accompagnati da una cronica instabilità nelle forniture e da un aumento dei costi logistici.

 

Analoga la situazione nel settore vernicianti. Assovernici, l’associazione dei produttori nazionali, segnala l’aumento dei noli marittimi, le difficoltà sulle principali rotte internazionali e le limitazioni assicurative. Preoccupano anche le carenze su alcuni derivati chimici, generate sia da dinamiche speculative sia da strategie di extra-approvvigionamento preventivo che sottraggono disponibilità al mercato. Molti fornitori hanno smesso di accettare ordini a lungo termine, mentre alcuni produttori di materie prime hanno introdotto surcharge unilaterali nei contratti in corso, rendendo impossibile garantire quotazioni stabili.

 

Analoghe difficoltà colpiscono la produzione di lana di roccia, ottenuta dalla fusione di roccia basaltica a circa 1.500 gradi: l’energia è la principale voce di costo e la combustione del gas comporta emissioni di CO₂ tassate pesantemente dagli ETS, con effetti diretti sui prezzi finali.

 

Materiali da costruzione

Nel settore delle costruzioni, impegnato nel difficile sprint finale dei cantieri legati al PNRR, l’effetto è stato immediato. “Già dopo poche ore dall’inizio del conflitto nel Golfo, abbiamo ricevuto le prime segnalazioni da parte delle nostre imprese di rincari dei materiali da costruzione, non solo derivati petrolchimici come il bitume, ma anche altri come l’acciaio – e comunque tutto quello che deve essere trasportato”, ha dichiarato la presidente di ANCE, Federica Brancaccio. Le segnalazioni, ha aggiunto, sono diventate in pochi giorni centinaia.

 

GDO: no agli aumenti ingiustificati

La pressione si trasmette anche a valle della filiera, fino agli scaffali della distribuzione moderna. Federdistribuzione ha partecipato al tavolo convocato con urgenza dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con il Garante per la sorveglianza dei prezzi, sottolineando come il settore distributivo – fortemente energivoro per via dei trasporti, delle catene del freddo e del condizionamento – sia particolarmente esposto al rincaro energetico. L’associazione ha tuttavia ribadito l’impegno a non scaricare costi non giustificati sulle famiglie, invitando tutti gli attori della filiera a un senso di responsabilità condiviso.

 

I rischi della transizione energetica

In un contesto segnato da competizione globale sulle risorse, frammentazione geopolitica e accelerazione delle transizioni green e digitale, le materie prime critiche sono ormai una questione di sicurezza industriale. Il rischio, avvertono le associazioni di categoria all’unisono, non è solo congiunturale: anni di politiche di efficientamento energetico europeo hanno progressivamente dislocato fuori dal continente intere filiere produttive, lasciando l’industria italiana strutturalmente esposta a ogni scossa geopolitica. La crisi attuale potrebbe essere solo il primo atto.

 

Per quantificare le dimensioni del fenomeno appena descritto nel nostro settore, sottoponiamo ai lettori un breve sondaggio. Una volta inviata la risposta appariranno i risultati.

 

? FORNITORI: aumento costi approvvigionamento
Se sei un fornitore della GDO, in che misura i costi di approvvigionamento (materie prime, semilavorati, prodotti finiti) sono aumentati dall'inizio dell'anno?
5%
5-10%
10-20%
Oltre 20%

 

? RETAILER: aumento listini fornitori
Se sei un RETAILER della GDO, in che misura i listini dei tuoi fornitori sono aumentati dall'inizio dell'anno?
Fino al 5%
5-10%
10-20%
Oltre 20%

 

? LOGISTICA
In che misura i costi di trasporto delle merci sono aumentati dall'inizio dell'anno?
5%
5-10%
10-20%
Oltre 20%