
Decidere nell’era dell’AI: chi comanda davvero, uomo o algoritmo?
L’intelligenza artificiale cresce, ma le competenze sono ancora fragili: la sfida è governare le decisioni senza perdere il giudizio umano.
Nel mondo aziendale, l’intelligenza artificiale non è più una prospettiva futura ma una leva già operativa. Tra opportunità di efficienza e nuove complessità, la vera sfida non è adottarla, ma capire come governarla. È da qui che parte la riflessione di Decidere nell’era dell’algoritmo, webinar ispirato all’omonimo libro di Gianni Bientinesi.
Il webinar cerca di rispondere a un tema centrale: qual è il ruolo dell’essere umano quando gli algoritmi non si limitano più a supportare, ma iniziano a orientare le scelte? Tre i quesiti chiave: l’AI libera tempo o lo riempie di nuove attività? La delega è frutto di fiducia o di insicurezza? E quale sarà il valore aggiunto di figure come il manager, nei prossimi anni?
I numeri raccontano una crescita accelerata dell’AI. Nel 2025 il mercato italiano dell’AI ha raggiunto 1,8 miliardi di euro (+50% sul 2024), oltre la media globale (+35%). Più il 70% delle grandi imprese ha avviato progetti di AI e l’84% utilizza soluzioni generative. Ma a questa velocità non corrisponde una pari diffusione delle competenze: più di un terzo della popolazione non possiede conoscenze digitali di base e solo il 54% degli italiani tra i 16 e i 74 anni ha competenze adeguate.
È qui che emerge una criticità: la distanza tra tecnologia e capacità di utilizzo reale. Il rischio non è usare l’AI, ma smettere di esercitare il proprio giudizio. Anche con input corretti, i sistemi possono restituire risposte imprecise: chi conosce l’argomento riconosce l’errore, chi non lo conosce rischia di fidarsi.
Un altro nodo riguarda il tempo. L’AI accelera le attività operative, ma introduce nuove fasi di controllo e interpretazione. Il tempo non scompare, ma si trasforma: ci sono meno attività ripetitive, ma più responsabilità nella lettura delle informazioni.
Accanto alle opportunità emergono anche rischi: utilizzi inconsapevoli, possibilità di manipolazione, crescente affidamento agli algoritmi anche per decisioni personali. Il confine tra reale e artificiale si fa sempre più sottile.
Nel lavoro – come accennato – il cambiamento è già in atto. L’AI ridefinisce ruoli e competenze, riducendo il peso delle attività a basso valore aggiunto. Più che sostituire le persone, seleziona il contributo che ciascuno è in grado di portare. In questo contesto, il manager evolve: da esecutore a interprete e guida.
La conclusione? L’innovazione non si può fermare, ma si può comprendere. Studiare e sperimentare diventa essenziale per usare l’AI come alleato.










