
Nel mercato nazionale delle ristrutturazioni, il Diy è inferiore al 50% (assieme a Uk, Belgio, Spagna), contro una media Ue del 58%.
Nel settore italiano della ristrutturazione, anche nel 2025 il Difm (Do It For Me) si mantiene su livelli superiori al Diy, che resta stabilmente sotto il 50% degli interventi.
Una dinamica, quest’ultima, che riflette un mercato in cui il ricorso ai professionisti rappresenta ormai la norma per una parte significativa dei lavori domestici. Sono, queste, alcune delle prime evidenze dello studio Diy vs Difm in Europe’s Renovation Market (‘Diy vs Difm nel mercato europeo della ristrutturazione’), realizzato dalla Usp Marketing Consultancy.
Accanto all’Italia, anche Belgio, Spagna e Regno Unito si caratterizzano per una maggiore incidenza del Difm, e con livelli di fai da te inferiori al 50%. In questi mercati, rivolgersi a un professionista rappresenta una prassi consolidata anche per interventi di media complessità.
Di segno opposto i Paesi dell’Europa centrale e settentrionale: Francia, Germania, Austria e Svezia mantengono una forte propensione al Diy, con tassi compresi tra il 60% e il 70%, sostenuti da una consolidata cultura del fare da sé e da costi della manodopera più elevati.
Nel complesso, comunque, in Europa il Diy resta prevalente, con circa il 58% degli interventi realizzati direttamente dai proprietari, ma in calo rispetto al picco del 63% raggiunto nel 2022 (annata ‘eccezionale’, perché ancora influenzata dalla pandemia). Parallelamente, i lavori affidati a professionisti sono tornati a crescere, arrivando a coprire circa il 42% del mercato.
Alla base di questo progressivo riequilibrio tra Diy e Difm c’è soprattutto la crescente complessità degli interventi domestici, sempre più legati a sistemi tecnologici, efficientamento energetico e lavori strutturali. Al contempo, si sta sviluppando una fascia intermedia di operatori semi-professionali, che intercetta la domanda di soluzioni più accessibili, e che quindi interessa una fascia crescente di clienti attenti al prezzo.
A incidere, infine, è anche il fattore generazionale: le fasce più adulte restano lo zoccolo duro del fai da te, mentre tra i più giovani cresce il ricorso ai professionisti, anche per una diversa percezione del valore del tempo.










