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Filiera HVAC-R: numeri e prospettive nella transizione energetica

Filiera HVAC-R: numeri e prospettive nella transizione energetica

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Il peso economico della filiera e il suo contributo alla transizione energetica, tra opportunità di crescita e criticità.

Un comparto da 83 miliardi di euro di fatturato, capace di generare 27 miliardi di valore aggiunto e di attivare un impatto complessivo che sfiora i 300 miliardi di euro sull’economia nazionale. È questa la dimensione della filiera HVAC-R (riscaldamento, ventilazione, condizionamento e refrigerazione) in Italia, secondo lo studio presentato da The European House – Ambrosetti a Mostra Convegno Expocomfort.

 

Il settore si conferma centrale nella transizione energetica, soprattutto per il ruolo degli edifici, che in Italia rappresentano il 41% dei consumi finali di energia, ancora per il 63% legati a fonti fossili. Nel residenziale, circa l’80% dei consumi è legato agli impianti HVAC-R.

 

Sul piano economico, la filiera conta circa 400.000 addetti e negli ultimi dieci anni ha registrato una crescita occupazionale del 20%, superiore alla media nazionale. Rilevante anche l’effetto moltiplicatore: ogni euro investito genera 2,83 euro di produzione e 1,22 euro di valore aggiunto, con oltre tre occupati indiretti per ogni addetto diretto.

 

La trasformazione del comparto è guidata da più fattori: evoluzione normativa verso la decarbonizzazione, crescita della domanda di edifici efficienti, sviluppo delle tecnologie smart e utilizzo crescente dei dati. Il mercato lo conferma: la quota di immobili efficienti è passata dal 7% nel 2014 al 44% oggi, mentre il differenziale di valore ha raggiunto l’80%. Parallelamente, la smart home è cresciuta di cinque volte in dieci anni.

 

Non mancano le criticità. Il 61% delle imprese segnala difficoltà nel reperire personale qualificato, mentre il settore evolve verso modelli basati sui servizi, come manutenzione predittiva piuttosto che gestione digitale degli impianti. Cresce inoltre la complessità tecnologica degli edifici e resta basso il livello di consapevolezza: il 64% degli italiani ha conoscenze limitate sul tema.

 

Secondo Ambrosetti, per sostenere la crescita servono stabilità normativa, rafforzamento delle competenze (con un fabbisogno di 250-270.000 nuove figure entro il 2029) e maggiore integrazione con gli ITS Academy, per sviluppare percorsi di formazione tecnica sempre più allineati alle esigenze delle imprese.