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Inflazione, l’allarme di Federdistribuzione. Ma ci sono i primi segnali di stabilizzazione

Inflazione, l’allarme di Federdistribuzione. Ma ci sono i primi segnali di stabilizzazione

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Federdistribuzione sottolinea come la Gdo italiana non possa più assorbire gli aumenti in un contesto di calo dei consumi. Ma forse siamo arrivati al picco.

 

I dati diffusi da Istat relativi ai prezzi al consumo del mese di novembre mostrano un’inflazione in linea con quella del mese precedente: l’indice generale segna un aumento del +11,8%, mentre il carrello della spesa registra un incremento del +12,8%.

 

“Per oltre un anno le imprese della Distribuzione Moderna hanno fatto i conti con una spinta inflattiva che hanno in parte contrastato: lo sforzo economico messo in campo per difendere il potere d’acquisto degli italiani, soprattutto delle fasce a reddito più basso, è stato ingente”, commenta Carlo Alberto Buttarelli, Direttore Ufficio Studi e Relazioni con la Filiera di Federdistribuzione. “In questi mesi le aziende della distribuzione hanno gradualizzato il trasferimento sui prezzi al consumo degli aumenti subiti in fase di acquisto, riducendo i propri margini economici. Una pressione enorme sui bilanci delle imprese, resa quasi insostenibile dall’impennata dei costi delle bollette energetiche. Inoltre, stiamo registrando una frenata a volume dei consumi, sia nel settore food che nel non-food, primi segnali di un andamento delle vendite per il periodo natalizio, che saranno sottotono per 3 italiani su 5, come evidenzia una rilevazione condotta da Ipsos per Federdistribuzione, sul sentiment dei consumatori. Dall’indagine emerge anche che 8 italiani su 10 si dichiarano preoccupati per l’impatto dell’inflazione sul proprio bilancio familiare e per arginarlo stanno già adottando differenti strategie d’acquisto”.

 

Se in Italia la situazione si mantiene stabile, dal resto d’Europa arrivano segnali di un’inversione di tendenza: in Germania giù di 0,3% a 11,3%, Spagna giù di 0,7% a 6,6%. Anche altri indicatori economici a livello europeo mostrano un calo tendenziale, dovuto ad una stabilizzazione dei prezzi energetici e delle materie prime che in alcuni casi mostrano cali significativi. Intendiamoci, è ancora tutto carissimo, ma dovremmo essere arrivati al picco, quindi nel corso del 2023 si dovrebbe stabilizzare l’inflazione tendenziale, ovvero i prezzi saranno gli stessi (molto elevati) del 2022. L’incognita sono i consumi: una contrazione è certa, in quale misura non si può sapere.