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Le intenzioni d’acquisto degli italiani ripartono, trainate delle ristrutturazioni

Le intenzioni d’acquisto degli italiani ripartono, trainate delle ristrutturazioni

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Osservatorio Findomestic: archiviato un trimestre sempre con segno meno, con maggio la propensione alla spesa torna a salire.

 

Dopo 3 mesi consecutivi in negativo, a maggio le intenzioni d’acquisto risalgono del 5,3% recuperando terreno, ma rimanendo comunque sui valori più bassi dell’ultimo anno. A trainare la ripresa, è il mercato delle ristrutturazioni. Lo segnala l’Osservatorio mensile Findomestic (Gruppo Bnp Paribas) di maggio, realizzato tramite interviste effettuate tra il giorno 29 e 30 aprile 2024.

 

Più nel dettaglio,  la riduzione delle detrazioni fiscali dal 50 al 36% a partire dal prossimo anno spinge gli italiani a mettere in preventivo lavori di ristrutturazione (+2,6%) nei prossimi tre mesi, in particolare per migliorare l’isolamento termico (+37,2%) della propria abitazione e montare nuovi infissi (+32,8%). Ma le intenzioni d’acquisto sono in positivo anche per il segmento pompe di calore (+14,9%), impianti fotovoltaici (+12,4%) e caldaie a condensazione (+2,2%).

 

Più in sofferenza il settore del fai da te (propensione all’acquisto al -5,5%) e della casa, a partire dai grandi e piccoli elettrodomestici (rispettivamente a -6,7% e -9,1%) sino ad arrivare ai mobili (-6,8%).

 

“Il ritorno in positivo delle intenzioni d’acquisto è certamente un segnale incoraggiante – commenta Claudio Bardazzi, responsabile Osservatorio Findomestic – ma i dati dell’ultima indagine non sono sufficienti per lasciar presagire un’accelerazione dei consumi di beni durevoli. Chi può spendere continua ad essere frenato nella concretizzazione dei progetti d’acquisto dall’incertezza del contesto mentre 4 famiglie su 10 continuano a lamentare una situazione economica ‘molto’ o ‘abbastanza’ problematica (42%, gli stessi livelli di febbraio)”. L’Osservatorio evidenzia, infine, come l’inflazione rimanga, a tutt’oggi, la preoccupazione principale per quasi 6 italiani su 10.