Home Mercato L’ecommerce ai tempi del Coronavirus: numeri e strategie
L’ecommerce ai tempi del Coronavirus: numeri e strategie

L’ecommerce ai tempi del Coronavirus: numeri e strategie

65
0

Un 2020 travolgente in Italia che ha portato a qualche milione di clienti in più che per la prima volta ha acquistato online facendo lievitare gli ordini a +200% durante il lockdown. Ma come hanno reagito le aziende ecommerce italiane?

 

Il 2020 è stato sicuramente un anno travolgente, ha cambiato sostanzialmente il mercato dal punto di vista logistico e della domanda, segnando non solo un +200% degli ordini online durante il lockdown, ma anche +103% delle spedizioni durante il lockdown e +68,5% post lockdown, secondo quanto riportato da Davide Casaleggio, ceo & partner di Casaleggio Associati, durante il suo intervento del 10 febbraio a Future Lab 2021, l’appuntamento con la community di Forum Retail focalizzato su progetti di innovazione e tecnologie applicative in ottica di omnicanalità, dal titolo “L’E-commerce ai tempi del Coronavirus”.

 

Per la prima volta qualche milione di clienti in più ha acquistato online, per cui in alcuni settori la domanda è cresciuta rapidamente, fino anche a 30 volte rispetto alla norma, portando da un lato molti operatori a doversi inventare nuovi modi per gestirla essendo in grado di gestire un aumento degli ordini superiore alla media di solo 4 o 5 volte, e dall’altro ha permesso ai piccoli operatori di concorrere con i grandi colossi europei, italiani in alcuni casi, che hanno lasciato spazio in questo mercato. Infatti, “non a caso anche nella ricerca che abbiamo pubblicato lo scorso autunno abbiamo visto come oggi molti attori si stiano interessando direttamente alla vendita online, che è un po’ un cambiamento epocale, perché non è più solo intermediato dai grandi distributori ma anche gli stessi produttori stanno iniziando a guardare in modo interessante, per quanto riguarda gli investimenti, a questo settore” commenta Casaleggio.

 

Secondo la ricerca realizzata da Casaleggio Associati durante il primo lockdown, le aziende ecommerce italiane hanno risposto con difficoltà alla situazione di emergenza, se da un lato il 54% delle aziende a metà anno ha visto calare il proprio fatturato a causa del Coronavirus, solo il 21% lo ha incrementato. Questo è stato possibile perché c’è stata una tendenza, da parte di chi già aveva le infrastrutture necessarie, a potenziarle per poter garantire la gestione della domanda soprattutto in vista del II semestre del 2020, a discapito di altri operatori che sono rimasti indietro. Eventi, Turismo, Moda e lusso sono i settori che hanno subito una flessione, mentre Alimentare, Assicurazione ed Entertainment quelli che hanno visto una crescita.

 

Se a livello mondiale nel 2020 questa tendenza ha portato a una diminuzione stimata del fatturato del 14% YoY a causa di blocchi e riduzioni, passando da 11,2 trillioni di dollari di spesa nel 2019 a 9,7 trillioni nel 2020, in Italia “probabilmente faremo un po’ meglio del livello globale, perché dovrebbe chiudere quasi con un pareggio, ma questo lo vedremo”, anticipa Casaleggio, i cui dati sull’ecommerce in Italia nel 2020 verranno presentati il prossimo 7 maggio.

 

Ma quali sono le strategie adottate dagli operatori in Italia e nel mondo? Gli operatori che hanno avuto successo nel 2020 hanno dovuto ricorrere ad alcune strategie di riduzione o trasformazione del servizio, attuando azioni sul prodotto o sul target, per raggiungere tutti i clienti. Ad esempio, Netflix aveva ridotto la qualità video dei singoli clienti ma questo gli ha permesso di acquisire nel III trimestre 2020 ben 20 milioni di abbonati, o Carrefour che in Italia ha dovuto far fronte a una domanda importante e ha creato dei “Box Essential” per la consegna periodica, che gli hanno permesso anche di testare il modello dell’abbonamento. Amazon, invece, ha puntato sul potenziamento e riconoscimento del personale, per cui nei primi mesi del 2020 ha assunto 100 mila lavoratori e ha aumentato la paga oraria dei magazzinieri.