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Materie prime care e introvabili: inevitabili i ritocchi ai listini

Materie prime care e introvabili: inevitabili i ritocchi ai listini

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In continuo aumento il costo delle principali materie prime (metalli, plastiche, gomma, legno) e delle fonti energetiche (gas, elettricità, idrocarburi). A breve saranno inevitabili ritocchi dei listini dei produttori.

 

L’allarme arriva da più fonti, con una comune forte preoccupazione: i prezzi delle principali materie prime, utilizzate per la realizzazione di tutti i beni di consumo sono in continuo aumento e oltretutto queste commodities sono sempre più difficili da reperire, tanto che alcune linee produttive hanno dovuto fermarsi. In particolare, l’allarme è alto nel settore del brico-garden, che comprende diverse categorie merceologiche a bassa tecnologia in cui il costo dei materiali ha una forte incidenza sul prezzo finale.

 

Ecco alcune voci che abbiamo raccolto negli ultimi giorni.

 

Ance (associazione Nazionale Costruttori Edili) afferma che “il caro materiali non è più sostenibile per le imprese. Con un aumento del 130% dell’acciaio, del 40% dei polietileni, del 17% del rame e del 34% del petrolio e, di conseguenza, anche la difficoltà di approvvigionamento, tanti cantieri pubblici e privati rischiano di bloccarsi con gravi ripercussioni economiche e sociali”.

 

Secondo la Federazione Gomma Plastica “Il fenomeno riguarda tutta Europa, dove l’indisponibilità di polimeri sta provocando un sensibile e continuo aumento dei prezzi che hanno raggiunto livelli record: tra le cause, l‘eccezionale ondata di gelo negli Stati Uniti, che ha portato al blocco di molti impianti petrolchimici che ha colpito la produzione di polipropilene (PP) e del 67% della produzione di etilene, e il forte aumento della domanda di polimeri da parte della Cina che ha ripreso la produzione a pieno ritmo”.

 

L’associazione tedesca dei produttori del giardinaggio (Industrieverband Garten – IVG) afferma che “i prezzi delle materie prime attualmente sono in continua crescita e non è previsto che nel breve termine la corsa si fermi. I metalli sono diventati particolarmente costosi: il rame è quasi raddoppiato in un anno ed è al livello più alto in quasi nove anni e anche il minerale di ferro, da cui si estrae l’acciaio, è cresciuto notevolmente negli ultimi mesi. Inoltre, i prezzi per le plastiche standard sono aumentati in modo significativo. La materia prima polietilene (PE-LD), importante per l’imballaggio, ad esempio, è aumentata di oltre il 35% alla metà di marzo”.

 

Un’indagine del centro sudi di CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) rileva che “gli aumenti più importanti in un anno riguardano i metalli (+20,8%), con punte che superano il +50%; i materiali termoisolanti (+16%) con punte che oscillano tra il +25% e il +50%; i materiali per gli impianti (+14,6%), con punte che superano il +25%, e il legno (+14,3%). Elevata anche la crescita per altri materiali, che oscilla tra il +9,4% di malte e collanti e il +11,3% dei laterizi. Meno marcati ma comunque poco sotto il +10% gli incrementi sofferti dall’impiantistica e anche dal settore dei serramenti, dove ha inciso maggiormente il rialzo dei prezzi di semilavorati in alluminio o altri metalli”.

 

E ancora, Anima Confindustria, l’associazione dei produttori di meccanica: “Stiamo subendo notevolissimi rincari delle materie prime: dall’acciaio, ai metalli non ferrosi, alla plastica ed altri materiali chimici, con prezzi che variano di giorno in giorno, unitamente alla scarsità di offerta. Questa situazione sta creando grande incertezza e difficoltà nelle aziende manifatturiere. L’aumento dei prezzi iniziato già da ottobre scorso, si è particolarmente acuito in questi primi mesi dell’anno. Preoccupano particolarmente il mondo della meccanica i prezzi dell’alluminio e dei prodotti piani d’acciaio, che difficilmente subiranno un significativo ribasso durante tutto il 2021 – e che sono aumentati rispettivamente del 18% e del 40% nel solo primo trimestre dell’anno”.

 

Insomma, sebbene non ci sia uniformità sull’entità dei rincari, il problema sembra inequivocabilmente grave e generalizzato. Inoltre, a questi fattori si aggiungono i rincari dei trasporti navali dalla Cina (di cui abbiamo ampiamente parlato qui e qui) e i maggiori costi produttivi causati dai protocolli di sicurezza anti-Covid (igienizzazioni, tamponi rapidi, attrezzature per il lavoro a domicilio…). Ed ecco che i rincari dei listini dei produttori si rendono inevitabili, proprio in una fase delicata, in cui il mercato sta provando a ripartire con decisione e i consumatori stanno decidendo se riaprire i portafogli rimasti ermeticamente chiusi nei mesi della pandemia.

 

Sembra la tempesta perfetta, un formidabile detonatore di tensioni tra produzione e distribuzione che speriamo possano trovare un punto di equilibrio tra le rispettive esigenze, un’intesa che in questo momento è nell’interesse di tutti.