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Mobili e lampade con il passaporto digitale: arriva il DPP europeo

Mobili e lampade con il passaporto digitale: arriva il DPP europeo

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L’analisi di Ollum sul Digital Product Passport: come cambia la tracciabilità dei prodotti di arredo e illuminazione.

Secondo un’analisi normativa realizzata da Ollum, società italiana specializzata in sostenibilità e misurazione degli impatti ambientali, mobili e lampade si avviano verso una trasformazione profonda: cataloghi e schede tecniche lasceranno spazio a informazioni digitali strutturate capaci di raccontare origine dei materiali, impatti ambientali, durabilità e modalità di recupero a fine vita.

 

Il motore del cambiamento è il Regolamento Ecodesign per Prodotti Sostenibili (ESPR) dell’Unione Europea, che introduce il Digital Product Passport (DPP): un passaporto digitale destinato a raccogliere dati su composizione, prestazioni ambientali, riparabilità e riciclabilità dei prodotti. I mobili figurano tra le categorie prioritarie nel primo piano di lavoro pubblicato dalla Commissione Europea, insieme ad altri settori considerati strategici per la transizione verso un’economia circolare.

 

Il cambiamento non riguarda solo la conformità normativa. Così come l’etichetta nutrizionale ha modificato il rapporto tra consumatori e prodotti alimentari, il passaporto digitale potrebbe ridefinire il modo in cui aziende, progettisti, distributori e clienti valutano un prodotto di arredo o illuminazione. Le informazioni oggi disperse tra fornitori e uffici tecnici dovranno diventare accessibili e verificabili: provenienza delle materie prime, contenuto riciclato, impatti ambientali della produzione, disponibilità di pezzi di ricambio, durabilità e modalità di riciclo a fine vita.

 

La spinta verso la tracciabilità non arriva da una norma sola. Oltre all’ESPR, il nuovo Construction Products Regulation (CPR) punta ad aumentare la disponibilità di informazioni sui prodotti impiegati negli edifici, mentre la crescente diffusione dei criteri ambientali negli appalti pubblici sta aumentando la richiesta di dati affidabili sulle prestazioni ambientali.

 

Per le aziende del settore, questo significa lavorare su strumenti fino a poco fa considerati opzionali: analisi del ciclo di vita (LCA), dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD) e progettazione orientata a durabilità e riparabilità. La vera sfida non sarà generare un QR code, ma costruire un sistema capace di raccogliere informazioni affidabili lungo tutta la catena di fornitura — trasformando i dati ambientali in un vantaggio competitivo.