
Dal 2011 al 2024, i punti vendita di prossimità sono passati da 817.000 a 645.000 unità, per una flessione del 16%.
Negli ultimi 13 anni in Italia hanno abbassato le serrande più di 130.000 negozi al dettaglio, che nel 2024 si sono attestati intorno alle 645.000 unità, facendo segnare un -16% rispetto alle 817.000 imprese del 2011. È quanto anticipa lo studio “Il Valore della Reciprocità“, condotto da Nomisma nell’ambito dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale, che verrà pubblicato nei prossimi mesi.
In base ai dati preliminari della ricerca, più di 4 italiani su 5 ritengono che i negozi di prossimità favoriscano l’economia locale: questi esercizi commerciali sono percepiti non solo come punti vendita, ma anche come strumenti essenziali per rendere vivi i centri urbani (81%) e per generare un impatto sociale positivo (72%), andando oltre la semplice funzione economica svolta.
Le principali motivazioni che spingono all’acquisto nei negozi di prossimità sono la vicinanza all’abitazione o al luogo di lavoro e la maggiore qualità dei prodotti offerti. Tuttavia, persistono alcuni ostacoli, come la percezione di un prezzo più elevato (56%), una limitata varietà dell’offerta (48%) e l’abitudine ad acquistare altrove (25%).
Nonostante ciò, a parità di qualità, solo il 14% degli italiani non sarebbe disposto a pagare di più per un prodotto alimentare acquistato in un negozio di vicinato, percentuale che sale al 18% per i prodotti non alimentari.













