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Puntualità nei pagamenti ai fornitori: dati in miglioramento

Puntualità nei pagamenti ai fornitori: dati in miglioramento

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Studio Cribis: circa il 40% delle aziende paga con regolarità. Sono il 9,5% in più rispetto al 2019.

 

Con la riapertura delle attività avvenuta negli scorsi mesi, l’economia italiana registra incoraggianti segnali di ripresa. Un cauto clima di ottimismo si diffonde anche in merito alle valutazioni sulla puntualità dei pagamenti delle imprese ai fornitori: i dati dell’ultimo trimestre 2021 mostrano infatti un netto miglioramento, come emerge dallo Studio Pagamenti di Cribis, società del Gruppo Crif specializzata nelle informazioni commerciali su aziende italiane ed estere.

 

A settembre le aziende che pagano puntualmente i propri fornitori sono il 38% del totale, il miglior dato degli ultimi 10 anni, in aumento del 4,1% rispetto al trimestre precedente e del 9,5% in confronto alla fine del 2019.

 

Diminuiscono inoltre (-7,8%) le società che effettuano i pagamenti con un ritardo di oltre 30 giorni, passate dal 12,8% del giugno scorso all’11,8% di settembre.

 

I dati sui pagamenti delle imprese relativi al terzo trimestre indicano un significativo consolidamento della fase di ripresa cominciata a inizio anno. Tuttavia, l’impatto negativo della pandemia sull’economia italiana non si è ancora del tutto esaurito, come testimoniato dalla crescita dei pagamenti in grave ritardo (+12,4%) rispetto a fine 2019.

 

Le regioni del Sud Italia mostrano una crescita per quanto riguarda la puntualità, anche se non è sufficiente a superare le altre regioni italiane nella classifica sulla performance dei pagamenti. La Sicilia, con il 20,9% di aziende che pagano alla scadenza, è in ultima posizione, preceduta da Calabria (22,9%) e Campania (24,8%). Guida la classifica la Lombardia (47,4%), seguita da Emilia Romagna (46%), Veneto (45,8%), Friuli-Venezia Giulia (45,1%) e Marche (43,8%).

 

Commenta Marco Preti, ceo Cribis: “Se si continuerà a registrare un analogo trend positivo, nei prossimi mesi saremo in grado di recuperare e superare il tonfo registrato nel 2020 a causa dell’emergenza pandemica, tutt’ora non archiviata”.