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Salone del Mobile col fiato sospeso

Salone del Mobile col fiato sospeso

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Dopo le dimissioni del presidente del Salone del Mobile Claudio Luti, tira aria di annullamento. Ma le istituzioni chiedono ai mobilieri di ripensarci, la partita è ancora aperta.

 

All’inizio di aprile FederlegnoArredo, che organizza il Salone del Mobile (5-9 settembre Fiera Milano), ha chiesto al governo un pronunciamento chiaro e netto sulla possibilità di svolgere gli eventi fieristici nei prossimi mesi. La risposta non si è fatta attendere, e nel giro di pochi giorni sono arrivate prima le parole rassicuranti di Draghi e poi il decreto riaperture del 21 aprile nel quale si fa esplicito riferimento alle fiere, la cui ripartenza è garantita dal 15 giugno.

 

A questo punto la palla ritorna nel campo di FederlegnoArredo per la decisone finale. Giovedì scorso, durante una infuocata riunione di FederlegnoArredo Eventi (FLAE), il presidente Claudio Luti (Kartell) si dimette denunciando la “mancanza di una volontà comune” sullo svolgimento della fiera. Venerdì l’associazione diffonde uno scarno comunicato stampa in cui annuncia le dimissioni di Luti e specifica che “non è stata ancora presa nessuna decisione definitiva sullo svolgimento del Salone“. Ma visto che Luti si era impegnato a fondo a favore della manifestazione, tutti hanno dedotto che l’annullamento fosse praticamente deciso.

 

La notizia ha provocato un terremoto che ha scosso politica, opinione pubblica e mercati (FieraMilano ha perso il 10% in borsa). Il sindaco di Milano Sala, il presidente della Lombardia Fontana e il ministro dello Sviluppo economico Giorgetti, hanno dato un altolà a a Federlegno chiedendo di pensarci molto bene. Persino il presidente della Repubblica Mattarella aveva assicurato la sua presenza all’inaugurazione proprio per dare un segnale di fiducia. Giorgetti, il ministro competente, si è attivato per aprire un tavolo di confronto con i mobilieri per indurli a ripensarci.

 

La nostra opinione.

Tutte le fiere, e a maggior ragione un kolossal come il Salone del Mobile, sono molto più di appuntamenti per stringere relazioni e fare affari. In un certo senso rappresentano l’identità di una filiera, indicano il suo stato di salute, la sua vitalità, la sua spinta innovativa e per pochi giorni materializzano e rendono visibile la comunità che ruota attorno a un determinato sistema produttivo. Una specie di ‘mega spot’ del settore che nessuna azienda singolarmente potrebbe permettersi. E nulla di tutto questo potrà mai essere sostituito da un evento digitale.

 

Rinunciare al Salone del Mobile sarebbe un grave errore, un duro colpo per il Paese e uno schiaffo insopportabile per Milano. Per non parlare del rischio di avvantaggiare temibili concorrenti di quello che probabilmente è il più importante evento fieristico italiano. Ma soprattutto l’annullamento denuncerebbe ancora una volta l’incapacità di fare sistema dell’industria italiana, di andare oltre le difficoltà oggettive del momento. Anche se è abbastanza probabile che mancheranno visitatori ed espositori da alcune aree del mondo, e gli ordini raccolti saranno un po’ meno degli scorsi anni.