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Sviluppo della rete brico: la lettura di Mauro Carchidio

Sviluppo della rete brico: la lettura di Mauro Carchidio

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Big box, showroom e insegne territoriali: opportunità e criticità dei diversi format in un mercato sempre più influenzato dal digitale.

Il settore del bricolage continua a interrogarsi sull’evoluzione dei format distributivi e sulle strategie di sviluppo della rete. Di fatto, oggi, il modello del grande punto vendita resta centrale, ma deve confrontarsi con nuove esigenze dei consumatori e con l’impatto crescente del digitale. É quanto rileva Mauro Carchidio, manager e consulente Retail e Sviluppo Sostenibile, attualmente senior executive partner della società di consulenza EuMethis, e con un background da direttore sviluppo in Leroy Merlin Italia: “Prima ‘grande era bello’, adesso non più così tanto – osserva Carchidio -. Certamente i big box continuano a offrire vantaggi rilevanti, grazie alla possibilità di mettere in scena i prodotti e di disporre di magazzini ampi e ben forniti, un aspetto apprezzato sia dai clienti privati sia dai professionisti. Rimane inoltre attrattiva la possibilità di trovare un assortimento molto ampio sotto lo stesso tetto”.

 

Accanto ai big boxes, Carchidio vede però spazio per gli showroom. Questi consentono di valorizzare le linee di fascia più alta, spesso poco visibili all’interno dei punti vendita tradizionali, e possono essere inseriti più facilmente nei contesti urbani: “Per funzionare, tuttavia – segnala il consulente retail – devono seguire due possibili modelli: affidarsi a personale altamente qualificato oppure operare come hub collegati a un grande negozio di riferimento, diventando un punto di contatto e orientamento per il cliente”.

 

Al di là dei grandi formati (più tipici delle insegne nazionali), in Italia ci sono anche diverse catene di dimensioni medie e regionali. Su questo fronte, il consulente evidenzia come la conoscenza del territorio e il rapporto di fiducia con il cliente rappresentino ancora fattori distintivi. Le principali sfide, per i player medi e medio-piccoli, riguardano invece il passaggio generazionale (con sempre meno giovani leve interessate a seguire il percorso lavorativo dei genitori) e la trasformazione del mercato: “Prima il campo di gioco era il negozio fisico, oggi è multimediale – osserva Carchidio -. Per le realtà indipendenti e territoriali diventa quindi essenziale sviluppare competenze digitali e adattarsi a un contesto sempre più omnicanale”.