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Temu replica alla sanzione Ue da 200 milioni di euro

Temu replica alla sanzione Ue da 200 milioni di euro

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La società sostiene che i rilievi riguardino una valutazione del 2024 e non riflettano più l’attuale assetto della piattaforma.

A pochi giorni dalla sanzione da 200 milioni di euro comminata dalla Commissione europea a Temu per violazione del Digital Services Act (DSA), la piattaforma di ecommerce ha diffuso una nota ufficiale con cui contesta la decisione di Bruxelles e rivendica il percorso di collaborazione intrapreso con le autorità europee.

 

La Commissione europea aveva motivato il provvedimento evidenziando carenze nella valutazione dei rischi legati alla presenza e alla diffusione di prodotti non conformi sul marketplace. Secondo Bruxelles, l’analisi effettuata dalla piattaforma nel 2024 nell’ambito degli obblighi previsti dal DSA non avrebbe considerato adeguatamente i rischi specifici associati al servizio, potenzialmente esponendo i consumatori europei a problematiche di sicurezza.

 

In merito alla decisione, un portavoce di Temu ha dichiarato:
“Temu rispetta gli obiettivi del Digital Services Act e la necessità di norme chiare e coerenti in tutto il comparto dell’economia digitale. Tuttavia, non condividiamo la decisione della Commissione europea e riteniamo la sanzione non proporzionata. La decisione si riferisce alla nostra prima valutazione ai sensi del DSA nel 2024 e non riflette lo stato attuale dei nostri sistemi. Temu ha collaborato in modo costruttivo con la Commissione durante l’intero processo e da allora ha adottato ulteriori misure per rafforzare la valutazione dei rischi, la governance della piattaforma e la protezione degli utenti. Continueremo a collaborare in buona fede con le autorità di regolamentazione e a lavorare per creare un marketplace che serva in modo responsabile i consumatori, le imprese e le comunità. Stiamo esaminando attentamente la decisione e valutando ogni opzione disponibile.”

 

La società sottolinea quindi come i rilievi della Commissione riguardino la prima valutazione dei rischi presentata nel 2024 e segnala che, nel frattempo, procedure e sistemi siano stati ulteriormente rafforzati.