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Uno studio svela il tasso di furbizia degli italiani nel self-checkout

Uno studio svela il tasso di furbizia degli italiani nel self-checkout

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I risultati della prima analisi in Italia sull’uso delle nuove modalità di checkout nel settore Retail e GDO condotta da Crime&tech con il supporto di Checkpoint Systems Italia.

 

Il personale di cassa ha un costo elevato e comporta una gestione complessa dei turni, quindi le soluzioni automatiche di checkout fanno gola a tutti i retailer. Naturalmente c’è da considerare costi importanti d’impianto, ma soprattutto occorre un atto di fiducia verso il cliente, anche attivando tutti i controlli necessari, e sulla sua capacità di sbrigarsela autonomamente nelle operazioni di checkout, ovvero scansione e pagamento.

 

Per indagare cosa accade realmente in questa delicata fase del percorso d’acquisto presso i retailer che hanno già implementato il servizio, Crime&tech con il supporto di Checkpoint Systems Italia e la collaborazione del Laboratorio per la Sicurezza hanno svolto lo studio dal titolo “Rischi e opportunità delle nuove modalità di checkout – L’evoluzione del negozio con un approfondimento sui sistemi di self-checkout”, per approfondire le modalità d’uso dei nuovi sistemi di checkout.

 

Grazie alla collaborazione di 5 insegne italiane che hanno già adottato questa tecnologia, lo studio ha analizzato i dati di più di 100.000 transazioni effettuate nelle casse di self-checkout nel mese di giugno 2022, rilevando che in media, il 4,1% degli scontrini analizzati ha presentato anomalie, cioè una differenza tra i prodotti scansionati e quelli effettivamente in possesso del cliente. Una sola azienda, che a differenza delle altre utilizza la tecnologia RFID, ha registrato valori significativamente inferiori (0,5%).

 

Il costo medio della merce sottratta o non scannerizzata è stato di circa 17 euro, mentre il valore delle anomalie coincide in media con lo 0,9% del valore degli scontrini controllati. Le anomalie sono state riscontrate con maggiore incidenza nel fine settimana e nelle fasce orarie delle 12 e delle 19, momenti in cui l’area casse del negozio è più facilmente affollata o meno presidiata. Geograficamente è la macro-area Sud e Isole ad aver registrato la percentuale più alta di anomalie (8,2%), seguita dal Nord-Ovest (5,8%).

 

Attenzione però, questo 4,1% contiene sia anomalie derivanti da un errore nella scansione dei prodotti sia da un tentativo di furto. Per tentare di capire quanta parte di questa percentuale sia imputabile a comportamenti fraudolenti è stato utilizzato come indicatore il rapporto tra il valore medio dello scontrino e quello dell’anomalia registrata. Solo il 6% delle anomalie registrate ha presentato un’incidenza sullo scontrino medio maggiore del 50%, indicando quindi un rischio “alto” o “molto alto” di furto. Questa piccola percentuale corrisponde però al 43,8% del valore totale delle anomalie rilevate (e quindi delle conseguenti perdite).

 

Lo studio ha inoltre analizzato i dati forniti da una azienda del settore GDO relativi all’utilizzo di controlli mirati sulle transazioni tramite modalità self-scanning. Grazie all’analisi costante delle informazioni disponibili sulle transazioni e i controlli è stato possibile in soli sei mesi aumentare la precisione dei controlli arrivando ad incrementare del 37% la percentuale di anomalie riscontrate.